— È precisamente ciò che mi ha rimproverato il vecchio Wilcox, con un mucchio di illogici commenti. Mi ha detto che davo prova di un gusto dubbio, che andavo contro le tradizioni e i modi dell’Università, e che, comunque, spendevo male il mio tempo. Ha poi soggiunto altre cose non meno vaghe. Non ho mai potuto spingerlo a dirmi qualcosa di più definito, ma l’ho messo in una condizione molto imbarazzante: si ripeteva continuamente e mi diceva quanta fosse la sua considerazione per me, e come tutti mi rispettassero come scienziato. Il compito era facile per lui; vidi benissimo che non gli piaceva affatto.
— Non è libero delle sue azioni. Non si può sempre trascinare con piacere la propria catena[48].
— Gliel’ho fatto confessare. Mi ha dichiarato che quest’anno l’Università ha bisogno di molto maggiore denaro di quanto lo Stato voglia darle. Il deficit può essere colmato solo col concorso dei ricchi, che si adombrerebbero vedendo l’Università allontanarsi dal suo ideale elevato, e deviare dalla ricerca impassibile della pura verità intellettuale. Quando cercavo di metterlo con le spalle al muro, chiedendogli come la mia vita domestica potesse nuocere all’ideale dell’Università, egli mi offrì un congedo di due anni, durante i quali avrei avuto lo stipendio intero, per un viaggio di piacere e di studio in Europa. Naturalmente non potevo accettare simile proposta.
— Era quanto di meglio potesse fare, — disse con gravità Ernesto.
— Ma era un allettamento, un tentativo di corruzione, — protestò il babbo: ed Ernesto approvò, con un cenno del capo.
— Quel vecchio fossile mi ha pure detto che si chiacchierava nei salotti da tè, che si criticava mia figlia perchè unita ad una persona nota come voi, e che la sua condotta non era in armonia col decoro e con la dignità dell’Università. Egli, personalmente, non vedeva nulla di male nella cosa, ma se ne parlava, ed io dovevo rendermi conto di questo!
Questa rivelazione fece riflettere Ernesto. Il suo viso si oscurò. Era grave e corrucciato. Dopo un po’ dichiarò:
— C’è dell’altro, lì sotto, oltre l’ideale universitario. Qualcuno ha fatto pressione sul Rettore Wilcox.
— Lo credete? — disse il babbo, con un’espressione che rivelava più una grande curiosità, che paura.
— Vorrei comunicarvi un’impressione che si forma lentamente nella mia mente, — disse Ernesto. — Mai, nella storia del mondo, la società è stata trascinata da una corrente terribile come accade oggi, e rapide modificazioni del nostro sistema industriale ne trascinano altre, non meno pronte, in tutta la struttura religiosa, politica e sociale. Una rivoluzione invisibile e formidabile si sta preparando nelle intime fibre della nostra società. Si sentono solo vagamente queste cose, ma sono nell’aria, in questo stesso istante. Si indovina l’apparizione di qualcosa di vasto, di vago, di pauroso. La mia mente si rifiuta di prevedere la forma nella quale questa minaccia diverrà realtà. Avete sentito Wickson l’altra sera; ciò che diceva nascondeva le stesse entità senza nome e senza forma; e la concezione subcosciente di esse, ispirava loro quelle parole.