Ma mio padre non si dava tanto facilmente per vinto, e dopo pochi secondi, disse: «Abbiamo in mezzo a noi un membro della classe operaia. Sono certo che egli potrebbe presentarci le cose da un punto di vista nuovo e interessante. Alludo al signor Ernesto Everhard».

Tutti manifestarono il loro interesse, e sollecitarono Ernesto ad esporre le sue idee, con un atteggiamento così largo, tollerante, benevolo, che pareva condiscendenza. E vidi che anche Ernesto osservò questo con una specie di allegria, perchè girò lentamente gli occhi intorno, lungo la tavola, e io scorsi in quegli occhi uno scintillare di malizia.

— Non sono tagliato per le cortesi discussioni ecclesiastiche, — cominciò modestamente: poi esitò.

Si udirono delle voci di incoraggiamento:

— Avanti, avanti!

E il Dottor Hammerfield aggiunse:

— Non temiamo la verità da chiunque sia detta, purchè in buona fede.

— Voi separate dunque la sincerità dalla verità? — chiese vivamente Ernesto, ridendo.

Il Dottor Hammerfield rimase un momento perplesso e finì col balbettare:

— Il migliore fra noi può sbagliare, giovanotto, il migliore.