— Non ho mai immaginato una cosa simile, — dichiarò il signor Asmunsen. — Eppure è chiaro come un libro stampato.

Per la prima volta sentivo esporre la teoria di Carlo Marx sulla valuta[60]: ed Ernesto l’aveva fatto così semplicemente, che io pure rimanevo stupita, incapace di rispondere.

— Vi proporrò un mezzo per sbarazzarvi del capitale esuberante, — disse Ernesto. — Gettatelo in mare. Gettatevi ogni anno le centinaia di milioni di dollari che valgono le calzature, gli abiti, il grano, e tutte le ricchezze commerciali. La faccenda sarebbe risolta?

— Lo sarebbe certamente, — rispose il signor Calvin, — ma è assurdo parlare così.

Ernesto rispose con rapidità fulminea:

— Siete forse meno assurdo, voi, signor distruttore di macchine, quando consigliate il ritorno ai procedimenti antidiluviani dei vostri nonni? Che cosa ci proponete per liberarci del danaro che avanza? schivare il problema, cessare di produrre, ritornare cioè a un metodo di produzione così primitivo e impreciso, così disordinato e irragionevole, che diventerebbe impossibile ottenere la minima eccedenza.

Il signor Calvin inghiottì la saliva: il colpo era riuscito. Egli deglutì, poi tossì per rischiararsi la voce.

— Avete ragione, — disse. — Sono convinto. È assurdo. Ma bisogna bene che facciamo qualche cosa; è questione di vita o di morte, per noi della classe media. Noi non vogliamo perire. Preferiamo essere illogici e ritornare ai metodi dei nostri padri, sieno pure dispendiosi e grossolani. Ricondurremo l’industria allo stato anteriore ai trusts. Romperemo le macchine. Che cosa potrete fare voi allora?

— Ma voi non potete distruggere le macchine. — replicò Ernesto. — Non potete far regredire ciò che è evoluzione. Due grandi forze si oppongono a voi, e una di queste è più potente della classe media. I grandi capitalisti, coloro che fanno parte dei trusts, in una parola, non vi lasceranno battere in ritirata. Essi non vogliono la distruzione delle macchine. E più potente del trust, è la forza del lavoro. Esso non vi permetterà mai di distruggere le macchine. La proprietà del mondo, comprese le macchine, giace su un campo di battaglia, fra due linee nemiche, quella dei trusts e quella del lavoro. Nessuno dei due avversarî vuole la distruzione delle macchine, ma ciascuno ne vuole il possesso. In questa lotta non c’è posto per la classe media, vero pigmeo fra due titani.

«Non sentite, povera classe media, che siete presa fra due macine che hanno già cominciato a girare? Vi ho dimostrato matematicamente l’inevitabile rottura del sistema capitalistico. Quando ogni paese si troverà in possesso di ricchezza esuberante inconsumabile e invendibile, l’impalcatura plutocratica cederà sotto l’enorme peso dei beneficî che s’è creata. Ma quel giorno non ci saranno macchine distrutte: il loro possesso sarà la posta del combattimento. Se il lavoro sarà vincitore, il cammino vi sarà facile.