Il signor Kowalt riflettè e scosse il capo.

— Ve lo dico subito. — continuò Ernesto. — Risulterà questo: che le risorse del Brasile saranno sviluppate. Bene; facciamo ancora un passo. Quando il Brasile, per impulso del sistema capitalistico, avrà sviluppato le sue risorse, possiederà esso pure un risparmio di ricchezza non consumata. Potrà sbarazzarsene negli Stati Uniti? No, perchè questi hanno già della ricchezza esuberante. Gli Stati Uniti alla loro volta potranno fare come prima, e dare i loro risparmi al Brasile? No, perchè questo paese ha i suoi.

«Che cosa succederà? Ormai, Stati Uniti e Brasile devono cercare tutti e due i loro sbocchi in paesi le cui risorse non siano ancora sfruttate. Ma impiegando i loro risparmî in nuove regioni, queste accresceranno le loro risorse, perciò non tarderanno a possedere alla loro volta dei risparmi, e cercheranno altri paesi per impiegarli. Ora, state bene attenti, signori, il nostro pianeta non è così grande, e c’è un numero limitato di paesi sulla terra. Quando tutti i paesi del mondo, fino all’ultimo, avranno della ricchezza risparmiata da impiegare e troveranno gli altri paesi nelle stesse condizioni, che cosa accadrà?

Fece una pausa e osservò i suoi uditori. La loro aria imbarazzata era divertente. Ma c’era anche una profonda inquietudine sui loro volti. Fra tante astrazioni, Ernesto aveva evocato una visione chiara. Infatti tutti, in quel momento, la vedevano distintamente e ne avevano paura.

— Abbiamo cominciato coll’A.B.C., signor Calvin, — disse maliziosamente Ernesto, — ma ora vi ho detto il resto dell’alfabeto. È semplicissimo: perciò è bello. Certamente, voi avete pronta una risposta. Ebbene, che cosa accadrà quando tutti i paesi del mondo avranno della ricchezza superflua non consumata? Dove andrà a finire allora il vostro sistema capitalistico?

Il signor Calvin scuoteva il capo, preoccupato. Evidentemente, cercava un errore di ragionamento in ciò che Ernesto aveva detto prima.

— Rifacciamo insieme il cammino già fatto. — riassunse Ernesto. — Abbiamo cominciato supponendo un’operazione industriale qualunque, quella di una fabbrica di calzature; ed abbiamo stabilito che la divisione del prodotto ottenuto dalla collaborazione fra capitale e lavoro in detta fabbrica, è simile alla divisione che avviene in tutte le operazioni industriali. Abbiamo visto che il lavoro può riscattare, col suo salario, solo una parte del prodotto, e che il capitale non consuma il resto. Abbiamo visto come dopo avere il lavoro consumato tutto ciò che gli permettono i suoi guadagni, e il capitale ciò di cui ha bisogno, rimane ancora un avanzo disponibile. Abbiamo riconosciuto che si può disporre di questo avanzo solo impiegandolo all’estero. Abbiamo convenuto che il trapasso di questa ricchezza in un paese nuovo ha l’effetto di sviluppare le risorse di questo, dimodochè, in poco tempo, quel paese finirebbe con l’avere, a sua volta, della ricchezza esuberante. Abbiamo esteso questo procedimento a tutte le regioni del nostro pianeta, fino a giungere alla conclusione che ogni paese, di anno in anno, di giorno in giorno, si ingombra di una ricchezza esuberante di cui non può sbarazzarsi. Ed ora torno a domandarvi: che cosa ne faremo di questa ricchezza esuberante?

E anche questa volta nessuno rispose.

— Sentiamo, signor Calvin, — incitò Ernesto.

— Ciò oltrepassa i miei calcoli, — confessò l’interpellato.