— Mi debbono essere sfuggite, — affermò egli. — Ciò che ho letto era sorprendente. Era tutto chiaro e caldo, e mi ha penetrato, riscaldato come il sole, e illuminato come un riflettore. Questo effetto ha prodotto in me... Ma può darsi che io non capisca gran che, della poesia, signorina.

E si fermò impacciato; era confuso, penosamente cosciente della sua inettitudine a esprimersi. Egli sentiva la grandezza, l’intensità di ciò che aveva letto, ma le parole sfuggivano al suo pensiero e non poteva descrivere ciò che risentiva, e si paragonò a un marinaio sperduto in una notte buia su un mare ignoto, che manovrasse alla cieca. Ebbene! — decise egli fra sè —; spettava a lui avvezzarsi a quel mondo nuovo. Non c’era cosa ch’egli non avesse ottenuta quando aveva voluto, ed era tempo ch’egli imparasse ad esprimere ciò che sentiva in sè, perchè Ella potesse comprenderlo. «Ella» riempiva già tutto l’orizzonte di lui.

— Ora, Longfellow, — disse lei.

— Sì, l’ho letto, — interruppe egli vivamente, desideroso di far valere il suo piccolo corredo letterario e di mostrarle che non era assolutamente un imbecille. — Il Salmo della Vita, Excelsior e... Credo che non vi sia altro.

Ella scosse il capo affermativamente, sorrise, ed egli sentì che il sorriso di lei era accondiscendente, pieno di pietà. Era pazzo nel tentare di farsi valere su quell’argomento! Quel Longfellow doveva avere scritto una quantità d’altre cose.

— Scusi, signorina, se parlo a vanvera. Francamente non conosco gran che di tutte queste faccende. Non sono cose familiari, del mio mestiere. Ma farò il possibile perchè lo diventino.

L’affermazione risuonò come una minaccia; la voce di lui era risoluta, i suoi occhi lanciavano lampi, i lineamenti gli s’erano induriti. Lei vide che le mascelle gli si contraevano; gli angoli erano diventati spiacevolmente aggressivi. Nello stesso tempo, una virilità intensa parve emanare da lui, sommergendolo come un’onda.

— Credo che potrebbe riuscirci, infatti, — concluse lei ridendo. — Lei è fortissimo!

Per un istante lo sguardo di lei fissò la nuca del torello possentemente muscolosa, abbronzata dal sole, impressionante per salute e forza. E, sebbene egli se ne stesse umilmente seduto, arrossendo nuovamente, ella si sentì attratta verso di lui. Un pensiero folle le attraversò la mente; le sembrò che posando tutt’e due le sue mani su quella nuca, tutta quella forza e tutta quella salute sarebbero passate in lei. E questo pensiero la urtò, giacchè le parve che rivelasse una insospettata depravazione della sua natura, tanto più che sino a quel giorno, la forza fisica le era apparsa come cosa brutale e volgare. Il suo ideale di bellezza maschile era sempre stato un ideale formato tutto da grazia e finezza. Eppure quel desiderio strano persisteva; ella ammattiva pensando che potesse avere la voglia di posare le sue mani su quel collo adusto. In realtà non si rendeva conto che era l’istinto che la spingeva ad attingere la forza di cui il suo organismo mancava. Essa non sapeva altro che questo, che mai alcun uomo l’aveva impressionata come quello, che, pure, la urtava ogni momento con quel suo impossibile modo di esprimersi.

— Sì, non sono uno stupido, — diss’egli. — Alla occorrenza, so digerire ciottoli!... Ma, ora come ora, sono affetto da dispepsia morale!... Non sono allenato, capisce? Mi piacciono i libri e la poesia e ogni qual volta ho avuto del tempo libero, ho letto, ma la lettura non mi ha fatto mai riflettere come lei. Ecco perchè non posso parlarne. Sono come un navigante alla deriva, su un mare ignoto, senza carta nè bussola. Ora voglio mettermici d’impegno. Forse lei potrebbe aiutarmi... Come ha fatto a imparare tutto quanto mi ha detto sin qui?