— Quest’uomo, Swinburne, — riprese lui, seguendo il filo d’un’idea fissa, — è morto da molto tempo?

— Ma non ho sentito dire che sia morto! — fece lei guardandolo con curiosità. — Dove lo ha conosciuto?

— Io?... non so neppure come sia fatto. Ma prima che lei entrasse leggevo alcuni versi di lui, in quel libro là, sulla tavola. Le piace quella poesia?

Allora lei cominciò a parlare a suo agio, con vivacità, attorno a quell’argomento lanciato da lui. Egli si sentì rinfrancato e s’affondò un po’ di più nella poltrona, alla quale s’aggrappava con tutt’e due le mani, per paura che non gli sfuggisse di sotto. Finalmente, egli era riuscito a farla parlare, e mentre lei chiacchierava, egli cercava di seguirla, meravigliandosi di tutta la scienza accumulata in quella testa graziosa e impregnandosi della pallida bellezza di quel viso. E gli riusciva di seguirla, sebbene turbato dalle parole sconosciute che lei usava, dalle critiche e dal processo del pensiero di lei, tutte cose nuove per lui, ma che però gli stimolavano la mente e la facevano vibrare. «Ecco la vita intellettuale! — si diceva — ed ecco della bellezza intensa e meravigliosa». Egli dimenticò se stesso e se la divorò con sguardo d’affamato. Vivere per una donna simile!... per meritarsela, per conquistarla, ah, sì!... e morire per lei. I libri avevano ragione: donne simili esistevano: lei era una di quelle. Ella dava ali all’immaginazione di lui, così che grandi quadri luminosi gli si stendevano davanti, contesti di vaghi e giganteschi profili d’amore, di poesia e di gesti eroici compiuti per una donna, per una pallida donna simile a un fiore d’oro. E attraverso la visione lucente palpitante, come attraverso un magico miraggio, egli guardava avidamente la donna reale seduta presso di lui, che parlava di letteratura e d’arte. La guardò febbrilmente, inconscio della fissità del suo sguardo e del fatto che tutta la virilità della sua maschia natura gli luceva negli occhi. Ma lei, che sapeva poco degli uomini, sentiva il bruciore di quello sguardo. Mai un uomo l’aveva guardata in quel modo, e ne rimase turbata. Si impigliò nel mezzo d’una frase e si fermò lì, avendo perso di botto il filo delle idee. Egli la spaventava, ma intanto provava piacere nell’essere guardata così. La sua educazione la avvertiva d’un pericolo e d’una tentazione cattiva, sottile, misteriosa. D’altra parte sentiva prepotente in tutta la persona la voce dell’istinto che l’induceva a respingere lo spirito di casta e a sedurre quell’abitante d’un altro mondo, dalle mani piene di cicatrici, dal collo segnato a vivo dallo sfregamento d’un coltello, e, in modo troppo evidente, insozzato, degradato da una vita grossolana. Ella era pura, e sentiva il suo senso morale ribellarsi, ma era donna e cominciava a imparare i paradossi della donna.

— Come le dicevo... Ma che le stavo dicendo, dunque? — E lei si interruppe a un tratto e rise della sua storditaggine.

— Lei diceva così che quell’uomo — Swinburne — non è stato un grande poeta, perchè... E a questo punto s’è fermata, signorina, — fece egli con premura. Sentiva, ad un tratto, una specie di fame, e piccoli deliziosi fremiti percorrergli la spina dorsale, ascoltando il suono del riso di lei.

— Come d’argento! — diss’egli fra sè. — Un accordo veramente: un carillon di sonagli d’argento! — E immediatamente, per un attimo solo, si sentì trasportato in un paese lontano, dove, sotto ciliegi in fiore, egli fumava una sigaretta ascoltando le campanelle d’una pagoda puntuta che chiamavano alla preghiera i fedeli dai sandali di treccia di paglia.

— Sì, grazie, — disse lei. — Swinburne ci delude, insomma, perchè, Dio mio, manca di delicatezza. Molti poemi suoi non dovrebbero neppure esser letti. Un poeta veramente grande non scrive neppure un rigo che non sia pieno di magnifiche verità e che non sia rivolto alla parte nobile e pura ch’è in noi. Non si dovrebbe poter togliere neppure un rigo d’un grande poeta senza causare un’irreparabile perdita del patrimonio comune!

— M’è parso bello. — fece egli esitando, — quel poco che ho letto. Non pensavo neppure che potesse essere un così... cattivo soggetto. Immagino che riesca meglio negli altri libri suoi.

— Nel volume che leggevate, ci sono tante cose che potevano essere evitate, — disse lei con voce sicura, dommatica.