— Sì, ma l’opera per se stessa?

— Meravigliosa anch’essa; la musica, s’intende; sarebbe stata perfetta se quegli epilettici fossero rimasti tranquilli o avessero abbandonata la scena.

Ruth rimase sbalordita.

— Parlate della Tetraloni o di Barillo? Ma sono dei grandi artisti! — disse lei protestando.

— Eppure hanno sciupato la musica, con quel loro atteggiamento falso e convenzionale.

— Ma non vi piace la voce di Barillo?... È la migliore, dopo quella di Caruso, a quanto pare.

— Sì che mi piace, sebbene preferisca la Tetraloni, la cui voce è squisita, almeno secondo me.

— Ma, ma... — balbettò Ruth. — Non capisco ciò che vogliate dire, allora. Voi ammirate la loro voce, eppure dite che guastano la musica!

— Precisamente. Pagherei molto per udirli in un concerto, e anche più per udirli senza orchestra. Vedete, io temo di essere uno spaventoso realista, ma i grandi cantanti non sono grandi attori...

Sentire Barillo che canta un motivo d’amore con voce celeste, sentir la Tetraloni rispondergli con voce egualmente celeste, e udirli tutt’e due accompagnati da una musica colorata, scorrevole, è un regalo assolutamente meraviglioso. E, più che ammetterlo, io lo affermo. Ma tutto l’effetto è sciupato, quando li guardo, quando vedo la Tetraloni — cento chilogrammi, e un metro e 85 centimetri, e Barillo, con la sua faccia untuosa, il torso tozzo e le gambe troppo corte, — assumere tutt’e due delle pose plastiche, colpirsi il petto, agitar le braccia, con un’aria di pazzi scappati da un manicomio! E quando si pretenda che io pensi di assistere a una scena d’amore fra una giovane e bella principessa e il principe Azzurro, ebbene no, non posso ammettere ciò, ecco!... È stupido, assurdo e falso! falso soprattutto. Non mi dite che nessuno al mondo ha mai cantato il suo Amore in questo modo; come! ma se io vi facessi la corte così voi mi prendereste a schiaffi!