— È un gran bel boccone!

— Va bene: mettetelo fuori tutto!

— Be’, ecco... — Ed emise un sospirone, come i bambini quando s’arrischiano a domandare un regalo impossibile. — Mi piacerebbe avere una fattoria, una gran fattoria, con molte vacche, un gran terreno, molta verdura, non lontano da San Leandro, dove abita mia sorella. Venderei il latte a Oakland, e guadagnerei molto denaro. Joe e Nich non guarderebbero le vacche, ma andrebbero a scuola. Un giorno potrebbero diventar ingegneri, costruire delle ferrovie. Sì, mi piacerebbe avere una gran fattoria.

Si fermò e guardò Martin con occhi lucenti.

— L’avrete, — diss’egli subito.

Ella scosse il capo e bevve cortesemente alla salute del donatore di quel regalo che non avrebbe mai avuto, ma che le faceva apprezzare il buon cuore e l’intento generoso di lui.

— No, Maria, — proseguì Martin. — Joe e Nick non avranno bisogno di occuparsi del latte; e tutti i vostri ragazzi andranno a scuola e calzeranno scarpe tutto l’anno. Sarà una bella fattoria, la vostra, con tutto quanto il necessario. Vi sarà una casa d’abitazione, una scuderia per i cavalli, e, naturalmente, la vaccheria. Vi saranno dei volatili, dei maiali, dei legumi, degli alberi fruttiferi e molte altre cose; e le vacche saranno tante da permettervi di assumere bifolchi. Voi dunque non avrete altro da fare che occuparvi dei ragazzi. Se vi capiterà un buon marito, farete bene a sposarvelo e a godervela un po’ mentre egli si occuperà della fattoria.

Poi, avendo distribuito doni così generosi e ipotecato l’avvenire, Martin corse a prendere il vestito migliore e andò a impegnarlo, facendo un disperato e sommo sacrificio, giacchè così veniva a separarsi da Ruth. L’altro vestito non era decente, e se poteva indossarlo per recarsi dal macellaio, dal fornaio o da sua sorella, non poteva però servirsene per presentarsi nella casa dei Morse, date le condizioni misere di esso.

Egli seguitava ad affannarsi, spoglio di tutto e quasi senza speranza. La sua dodicesima battaglia era perduta, senza dubbio, ed ecco ch’egli era costretto a cercarsi un lavoro qualsiasi. Rassegnandosi, egli avrebbe soddisfatto tutti; il droghiere, sua sorella, Ruth e la stessa Maria alla quale doveva un mese di pensione. Per la macchina da scrivere egli doveva due mensili, e l’agenzia lo assillava perchè pagasse e restituisse la macchina. Disperato, ma, pure, più che mai deciso a non arrendersi, e, in certo qual modo, per concludere un armistizio col destino, egli prese parte a un concorso per essere ammesso tra il personale delle ferrovia. Con sua grande sorpresa riuscì primo. Il pane era dunque assicurato, sebbene egli non avesse alcuna idea circa il tempo dell’ammissione.

Ma a questo punto, cioè in un periodo di estrema difficoltà per lui, il meccanismo editoriale, di solito così bene oliato, ebbe un incomprensibile arresto. Dovette essersi rotto qualche sostegno o esaurito un oliatore, giacchè una mattina il portalettere gli consegnò una busta piccola e sottile in un angolo della quale erano impressi nome e indirizzo della rivista mensile Transcontinental. Il cuore gli balzò, in tumulto, ed egli si sentì improvvisamente debole, con una strana sensazione alle ginocchia. Incerto, rientrò in camera, sedette sul letto, tenendo la busta ancora chiusa in mano, e comprese a un tratto come possa accadere che della gente muoia improvvisamente all’annunzio d’una notizia straordinaria.