«Maria, avrete la fattoria; quest’è certo, certissimo». Poi riebbe coscienza del giorno prima, come di un ricordo lontano, lontano! Gli sembrò che fossero passati dei secoli, dacchè era giunta la lettera della Transcontinental; tutta una vita era trascorsa, giacchè tutto ciò era finito, seppellito, e bisognava voltar pagina. Egli aveva tentato l’ultimo colpo e ora era atterrato. Se non si fosse lasciato morire di fame, l’influenza non avrebbe avuto presa su di lui; era diventato anemico, e i microbi avevano trovato un terreno favorevole in lui, ecco!

— A che serve scrivere tanti libri da formarne una biblioteca, per poi sciupare la propria vita? — diss’egli ad alta voce. — Non è un buon affare per me: non più letteratura! A me, il tavolo, il libro mastro, un onesto stipendio e una casetta con Ruth.

Due giorni dopo, mangiato che ebbe un uovo, due «toasts» e bevuto una tazza di tè, richiese le lettere; ma gli occhi gli dolevano tanto da impedirgli di leggere.

— Leggetemi questo, Maria, — diss’egli. — Non le buste grandi e lunghe, gettatele sotto la tavola; ma le lettere piccole.

— Non posso, io, — rispose Maria: — Teresa, che va a scuola, sa leggere.

Teresa Silva, di nove anni, aprì dunque le lettere e lesse.

Egli ascoltò vagamente una lunga lettera del commerciante di macchine da scrivere, con la mente assorta nella ricerca del modo come trovare del lavoro. A un tratto, una frase udita per caso lo fece sussultare.

— Vi offriamo duecento lire per i diritti d’autore della vostra novella; — spiccava lentamente Teresa; — col patto che ci lasciate fare tutti i mutamenti che giudicheremo utili.

— Quale rivista è? — gridò Martin. — Su, dammela.

Ora vedeva benissimo e non sentiva più alcuna stanchezza. Era il Sorcio Bianco, che gli offriva duecento lire per la novella intitolata «Il Turbine«, uno dei suoi racconti drammatici. Egli rilesse la lettera più di dieci volte. L’editore gli diceva che non aveva espresso bene il concetto del racconto, ma che questo era molto originale, ed egli perciò lo acquistava. Se poteva accorciarlo di un terzo, egli lo avrebbe preso e gli avrebbe mandato le duecento lire appena ricevuta la risposta.