— Aveva un’anima bella, — diss’egli semplicemente. — Mi ha permesso di vivere.

E non aggiunse altro su quell’argomento; senonchè, a un tratto vide Ruth voltarsi verso la finestra e soffocare un singhiozzo, ch’egli udì. Poi lei tornò verso di lui, senz’alcuna traccia di tempesta negli occhi.

— Che bestia sono io! — disse lei piagnucolosamente. — E non posso resistere; vi amo tanto... Martin, tanto, tanto! Col tempo diventerò ragionevole, ma pel momento non posso non essere gelosa di tutti questi fantasmi del vostro passato, giacchè, lo sapete, il vostro passato è pieno di questi fantasmi!

E poichè egli faceva l’atto di protestare, lei lo fermò:

— È fatale, non potrebbe essere diversamente. Ma ecco che il povero Arturo mi fa segno. È stanco d’aspettare. Andiamo, su, arrivederci, caro...

— C’è una specie di pozione che vendono i farmacisti, per ottenere la denicotinizzazione, — disse lei sull’uscio. — Ve ne manderò.

La porta si chiuse, poi si riaprì.

— Vi amo tanto, tanto! — sussurrò lei; poi la porta si chiuse definitivamente.

Maria, che, nonostante la grande agitazione, aveva potuto osservare il colore del vestito di Ruth, e il taglio (un taglio assolutamente nuovo, d’un effetto meraviglioso) l’accompagnò alla carrozza. I marmocchi aggruppati, rimasero piantati lì, delusi, sinchè lei non fu scomparsa, poi contemplarono Maria diventata a un tratto un personaggio importante. Ma avendo uno dei ragazzi rivelato che i mirifici visitatori erano andati a trovare un loro inquilino, Maria ricadde nell’oscurità e Martin ebbe il beneficio della rispettosa stima del vicinato e di Maria.

Quanto al droghiere portoghese, se avesse visto quell’avvenimento inaudito, avrebbe accresciuto perlomeno di quindici lire il credito di Martin.