— Ma, — aveva obbiettato Ruth. — esistono argomenti d’interesse generale.
— E questo è il vostro errore, — aveva aggiunto lui. — In generale, le persone hanno la tendenza a scimmiottar coloro di cui conoscono la superiorità e ch’essi scelgono come modelli. E chi sono questi modelli? Gli oziosi, i ricchi oziosi, i quali non sanno nulla, generalmente, di ciò che sanno coloro che lavorano e s’annoieranno mortalmente udendoli chiacchierare dei fatti loro. Così vien decretata la convenzione secondo la quale tale genere di conversazione è un parlare «professionale» anzi bottegaio, e che parlare di cose professionali o bottegaie è tutt’altro che simpatico. Così gli oziosi decidono anche nello stabilire quali sono le cose di genere non bottegaio, delle quali si può parlare: l’ultima novità teatrale, il libro d’attualità, il gioco, il bigliardo, i cocktails, l’automobile, le riunioni ippiche, la pesca della trota, le partite di caccia grossa, lo yachting, ecc., giacchè, notate bene, questi sono argomenti che gli oziosi conoscono. Insomma, essi soltanto possono parlare di cose della loro «bottega»; e il buffo è che molte persone intelligenti, e tutti coloro che fanno finta di esserlo, permettono agli oziosi di imporre la legge. Quanto a me, io desidero da un uomo quanto v’è di meglio in lui, ciò che voi chiamate cose professionali, bottegaie, di mestiere, o come vi pare.
E Ruth non aveva capito: questo assalto contro la Cosa Stabilita le era parso molto arbitrario.
Dunque, Martin, comunicando al professor Caldwell un po’ della propria intensità, l’aveva costretto a esprimere le sue idee. Passando vicino a loro due, Ruth udì Martin che diceva:
— Certamente lei non professerà delle eresìe simili nell’Università di California.
Il professore Caldwell alzò le spalle.
— È la parola dell’onesto contribuente e del politicante, capite! Sacramento assegna gl’impieghi, e perciò noi facciamo dei salamelecchi a Sacramento, dove il consiglio d’amministrazione dei Reggenti possiede la stampa di tutt’e due i partiti.
— È chiaro; ma lei? — insistè Martin. — Lei dev’essere come un pesce fuor d’acqua.
— Ce n’è pochi come me, nel pantano universitario. Evidentemente, mi capita talvolta di sentirmi spaesato; sento che starei meglio a Parigi, o in Grub Street, o in una grotta d’eremiti, o tra la più scapigliata bohème, in qualche trattoria a buon mercato del Quartiere latino, a predicare idee radicali davanti a un uditorio tumultuoso. Veramente, io sono quasi sicuro d’esser nato radicale, ma ecco!... ci sono troppe questioni di cui non sono certo. Divento timido quando mi trovo di fronte la mia mingherlina personalità che mi impedisce d’afferrare tutti gli elementi d’un problema, dei grandi problemi umani, vitali.
E mentre egli seguitava a parlare, Martin s’accorse che l’altro sussurrava la «Canzone dei Venti Alisei»: