Io sono fortissimo a mezzogiorno,
ma sotto la luna tendo il canapo della vela.
Ne canticchiò le parole quasi sottovoce e si rese conto che l’altro gli ricordava i venti alisei del nordest, freschi, continui e potenti. Egli era imparziale: si poteva fare affidamento su di lui; inoltre, c’era in lui una specie di riserbo autorevole.
Martin ebbe la sensazione che l’altro non rivelasse quasi mai interamente il suo pensiero, come aveva avuto spesso la sensazione che gli alisei non soffino mai con tutta la loro forza, ma serbino sempre delle riserve di forze non usate. Il potere immaginativo di Martin era più possente che mai. Qualsiasi cosa accadesse, gli si presentavano al cervello delle associazioni di contrarî e di similitudini che s’esprimevano quasi sempre con visioni, in modo automatico. Come il volto di Ruth gelosa gli aveva fatto ricordare una burrasca polare al lume di luna, così il professore Caldwell gli fece rivedere i venti alisei che frustavano la bianca spuma delle onde del mare purpureo. Così, a ogni momento, rievocate da una parola, da una frase, nuove visioni gli apparivano, senza perciò rompere il filo delle sensazioni del momento, classificandole, anzi, o identificandole con le azioni o con i fatti del passato.
Pur ascoltando il parlare elegante del professore, la sua conversazione d’uomo intelligente, letterato, Martin seguitava a vedersi nel passato. Egli si vide giovane dappoco, col cappello sulle ventitrè, il soprabito corto, largo di spalle, ciondoloni, con la coscienza di rappresentare il tipo più perfetto del malandrino. Egli non tentò affatto di nascondere il fatto, o di scusarlo; in un periodo della sua vita non era stato altro che un disutile qualunque, capo d’una banda che dava filo da torcere alla polizia e atterriva le oneste massaie. Dopo, il suo ideale era mutato... Egli comprese in uno sguardo quella riunione elegante, di gente bene educata, respirò profondamente quell’atmosfera raffinata e vide nello stesso tempo lo spettro della sua adolescenza, il cappello sulle ventitrè, attraversare il salotto dondolandosi, e venire a chiacchierare col professore Caldwell. In fin dei conti, egli non aveva trovato sin allora un punto dove fissarsi definitivamente; s’era adattato dovunque, era piaciuto dappertutto e a tutti per la sua facilità nel lavoro e nel gioco, per la volontà di far valere i proprî diritti, che imponeva rispetto. Ma non s’era mai radicato in alcun luogo; s’era adattato abbastanza per soddisfare gli altri, ma non per soddisfare se stesso. Dovunque, era stato perseguitato da un senso d’irrequietudine; dovunque una voce l’aveva chiamato altrove, ed egli aveva vagato attraverso la vita, insistendo, sino al giorno in cui aveva trovato i libri, l’arte, l’amore. Ed ecco che egli era là, in quel salotto, il solo, fra i suoi compagni d’un tempo, che avesse saputo rendersi degno d’essere accolto dai Morse.
Tutte queste riflessioni però non gl’impedivano punto di seguire attentamente la parola del professore Caldwell e di notare come questi avesse un vasto campo culturale. Di tanto in tanto egli scopriva, durante la conversazione, enormi lacune nella sua istruzione, materie che gli erano totalmente ignote. Pure vide, — e lo doveva a Spencer. — i limiti delle sue nozioni generali per riempire i quali era questione soltanto di tempo. — Dunque attenzione! — si disse. — Tutti sul ponte! — Egli ebbe la sensazione d’essere seduto in atto di attenta adorazione ai piedi del professore; poi, ad un tratto, credette di scorgere un punto debole nei giudizi enunciati ma fugaci, a mala pena percettibili, e concluse subito ch’erano intellettualmente eguali.
Ruth ripassò davanti a loro, proprio nel momento in cui Martin incominciava a parlare.
— Le dirò dov’è il suo torto, o, meglio, il punto debole del suo giudizio, — fece lui. — Lei non ha studiato la biologia, che non entra punto nel suo modo di veder le cose. Oh! io parlo della vera biologia esplicativa, fondamentale, dal laboratorio e dai provini, sino alle generalizzazioni sociologiche ed estetiche più scapigliate. — Ruth era confusa; essa aveva frequentato il corso del professore Caldwell ch’ella considerava come il vivente ricettacolo della scienza tramandata.
— Io non la seguo bene, — disse questi con aria indecisa.
Martin si domandò se lo aveva mai seguito.