— Ma se non doveste riuscire, Martin?... Eppoi sembra che dimentichiate che ci sono anch’io!

— Se non dovessi riuscire?... — Egli la guardò un momento, come se l’ipotesi enunciata fosse impossibile, poi, col volto illuminato, disse: — Se dovessi fallire, farò l’editore, e voi sarete la moglie di un editore.

Essa aggrottò le sopracciglia, a questa trovata, con una mossa così civettuola, che egli la strinse fra le braccia e la coprì di baci.

— Basta, basta, — dichiarò lei, svincolandosi con uno sforzo di volontà dalla dolce stretta. — Ho parlato con i miei genitori, e non li ho mai affrontati così, da figliola molto poco ubbidiente. Essi vi sono contrari, Martin; ma io li ho talmente convinti del mio amore per voi, che infine mio padre ha dichiarato che vi accoglierebbe nello studio, se voleste. Egli ha detto persino, spontaneamente, che vi ricompenserebbe bene, anche all’inizio, in modo da poter sposare e avere una casetta nostra. Non è molto gentile, questo?

Martin, che aveva la disperazione nel cuore, emise alcuni suoni inarticolati, mentre cercava distrattamente in tasca l’occorrente per fare una sigaretta, — invano, però, perchè non aveva indosso nè tabacco nè carta, — e Ruth proseguì:

— Francamente, e spero che non ve ne abbiate a male, ve lo dico perchè sappiate esattamente come regolarvi, non gli piacciono le vostre idee radicali, e pensa che siate pigro. S’intende che io so che non lo siete punto, ma che anzi lavorate molto.

Sino a qual punto, lei, certo, non immaginava; pensò Martin.

— Bene, — rispose lui. — E quanto alle mie idee mi credete veramente radicale?

Egli la fissò, aspettando una risposta.

— Le vostre idee... be’!... mi sembrano molto imbarazzanti, — fece lei.