Egli era edotto; e la vita gli parve a un tratto così cupa, così grigia, ch’egli dimenticò l’offerta d’un impiego presso il padre di lei.

Quanto a Ruth, poichè oramai il dado era tratto, essa decise di attendere e di risuscitar la questione in un momento più favorevole. Ma aspettò a lungo; Martin aveva anch’egli una domanda da rivolgerle. Egli desiderava accertarsi della misura esatta della fiducia di lei in lui; in una settimana le due questioni furono risolute, e la soluzione fu affrettata dalla lettura che le fece Martin de «La Vergogna del Sole.»

— Perchè dunque non fate il giornalista? — domandò lei quand’egli ebbe finito. — Vi piace tanto scrivere, e sono sicura che riuscirete. Vi distinguereste subito e vi fareste un buon nome. C’è un gran numero di corrispondenti speciali che hanno ottimi stipendî e uno sterminato campo d’azione. Li mandano dappertutto, nel cuore dell’Africa, come Stanley — a Roma per intervistare il Papa, o nel Thibet, a esplorare terre sconosciute.

— Dunque, non vi piace il mio saggio? — fece lui con insistenza. — Credete che possa avere un buon successo in giornalismo e nessuna fortuna in letteratura?

— Ma sì, ma sì, mi piace. Suona bene; ma temo che non sia compreso dai lettori; comunque, io non lo capisco bene, sebbene mi sembri bello. Il vostro gergo scientifico supera le mie cognizioni. Voi sapete, caro, che siete un estremista, e ciò che vi sembra intelligibile, può sembrare benissimo inintelligibile alla maggioranza dei lettori comuni.

— Credo che sia il gergo filosofico che vi dà fastidio, — fece lui non sapendo che dire.

Egli era ancora infiammato dalla lettura, e risentiva l’impressione del pensiero più maturo che avesse mai espresso; così, il verdetto di Ruth lo colpiva brutalmente.

— Non badate tanto alla forma, che forse risente di qualche imperfezione, — insistè lui. — Ma in fondo, nel pensiero... non vedete nulla?... — Lei scosse il capo.

— No, è diverso da tutto quanto ho letto. Ho capito Maeterlinck...

— Avete capito il suo misticismo? — arrischiò Martin.