— Ma è una bicicletta che vale duecento lire, in ottime condizioni, — insistè Martin. — Mi avete dato soltanto trentacinque lire, anzi, no! trentaquattro! giacchè vi siete preso l’interesse anticipatamente.

— Se volete di più, portatemi il vestito.

E Martin era uscito dalla miserabile bottega, così disperato, che sua sorella ne fu colpita. S’erano appena salutati, quand’ecco il tranvai di Telegraph Avenue fermarsi per scaricare una folla frettolosa. La signora Higgingbotham, che Martin aiutava a salire, sentendo a un tratto che la mano di lui non la seguiva, si voltò indietro e rimase angosciata vedendo la faccia del fratello.

— Tu non vieni? — gli domandò, e scese subito.

— No, vado a piedi: bisogna far della ginnastica...

— T’accompagno un momento, — dichiarò lei. — Forse mi farà bene. Da qualche giorno non mi sento come il solito.

Martin le diede uno sguardo: effettivamente, l’assieme della persona di sua sorella, il suo grasso malsano, le spalle incurvate, la faccia tirata, rugosa, l’andatura pesante, non erano certamente segni di buona salute.

— Faresti meglio a fermarti qui, — le disse lui al prossimo crocicchio, dove già lei riprendeva fiato, — e a salire nel primo tranvai.

— Dio! come sono stanca già! — fece lei col sopraffiato. — Anch’io non posso andare avanti, come te con quelle scarpe ai piedi: sono così mal ridotte che creperanno prima di arrivare a Nord-Oakland.

— Ne ho un altro paio in casa, — disse lui.