Martin glielo raccontò; nello stesso tempo esaminava Brissenden, dalla lunga e fine faccia aristocratica, dalle spalle cadenti, sino al soprabito gettato sulla sedia vicina, le cui tasche beavano, sformate com’erano dai libri di cui troppo spesso erano rigonfie. Il lungo volto di Brissenden, le sue lunghe fini mani erano abbronzate dal sole, molto abbronzate; cosa che diede da pensare a Martin. Evidentemente, Brissenden non era un cultore dello sport; ora, come mai il sole aveva potuto abbronzarlo così? Qualche cosa di morbido si celava lì sotto, pensò Martin, riesaminando quel volto allungato, dai pomelli sporgenti, dalle gote incavate, dal naso aquilino, il più fine, il più delicato che Martin avesse visto. La grandezza come il colore dei suoi occhi non avevano nulla di particolare; erano mediani e d’un castano comune, ma in essi covava una fiamma stranamente complessa, contraddittoria. Quegli occhi eccessivamente duri e alteri sfidavano, e nello stesso tempo destavano pietà. E Martin lo compianse, infatti, senza sapere il perchè.
— Sì, sono tisico, — dichiarò Brissenden poco dopo, con noncuranza, avendo detto che era al ritorno da Arizona. — Ho vissuto due anni là, pel clima.
— Non avete avuto paura di arrischiarvi sin qui?
— Paura?...
Egli non aveva messo in questa interrogazione alcuna enfasi; ma Martin lesse su quel volto ascetico, che quello lì non aveva paura di nulla. Gli occhi fissi rassomigliavano a quelli delle aquile: il naso, dalle narici dilatate con espressione di sfida, aggressivo, era simile al becco d’un uccello da preda. — Magnifico! — concluse Martin fra sè. — Poi ad alta voce citò il poeta:
Sotto i colpi di clava del Caso,
La testa mi sanguina, ma non si curva.
— Le piace Henley? — domandò Brissenden, con una voce a un tratto tenera e piena di fascino. — Naturalmente! Dovevo aspettarmelo da lei. Oh! Henley! Che bell’anima! Egli è, rispetto ai rimaioli contemporanei, ai rimaioli da rivista, come un gladiatore rispetto ad un gregge d’eunuchi.
— A lei non piacciono le riviste illustrate? — domandò Martin, con tono leggermente aggressivo.
— E a lei? — fu la risposta, brontolata con accento così selvaggio, che Martin ne sussultò.