— Io... scrivo, o meglio, tento di scrivere per i periodici illustrati, — balbettò Martin.
— Così va bene, — rispose l’altro raddolcito. — Lei tenta, ma senza riuscire! D’altra parte intuisco ciò che lei scrive, cioè delle cose che comprendono elementi incompatibili con un periodico illustrato qualsiasi. Vi sono delle viscere, lì dentro, e i periodici illustrati non contengono roba di questo genere. Vogliono della broda, decotti di malva. E Dio sa se gliene danno! Ma non lei!
— Io non disprezzo la questione «materiale», — confessò Martin.
— Anzi, — e Brissenden si fermò per esaminare con uno sguardo insolente la povertà decente di Martin, passando dal nodo della cravatta un po’ logoro, al colletto leggermente liso, ai gomiti lucenti, e al polsino un tantino ragnato; poi lo sguardo si posò sul volto incavato dell’altro. — Anzi, è la materia che disprezza lei, al punto che non c’è probabilità alcuna che ella possa giungere sino a lei. E come! ragazzo mio: sarebbe per esempio un insulto invitarla a venire a mangiare qualche cosa!
Martin divenne così rosso, a un tratto, che Brissenden rise con aria trionfante, e aggiunse:
— Un uomo sazio non si considera insultato da un invito simile.
— Lei è diabolico! — esclamò Martin, irritato.
— Comunque, io non l’ho invitato!
— Lei non ha osato.
— Secondo. D’altra parte, la invito ora.