E, parlando, Brissenden s’era alzato a mezzo, con l’evidente proposito di andare subito in trattoria. Martin aveva stretto i pugni, mentre il sangue gli martellava le tempie.

— Attenzione, signori e signore! Se li mangia tutti crudi, tutti crudi!... — esclamò Brissenden, imitando l’impresario d’un famoso divoratore di serpenti che in quel momento faceva accorrere tutto il pubblico di Oakland.

— Di lei... certamente farei un solo boccone! — fece Martin, mettendo a nudo, a sua volta, con uno sguardo insolente, la misera anatomia dell’altro.

— Soltanto, non mette conto.

— Sì, — riflettè Martin, — ma l’incidente per sè stesso non merita! — E rise d’un riso di buon figliolo, senza rancore. — Sono stato idiota, Brissenden: ho fame, e lei ha indovinato...

Sono fenomeni molto ordinarî e che non hanno nulla di disonorevole. Vede, io rido dei piccoli pregiudizî correnti, poi giunge lei, e con una frase giusta, tagliente, mi dimostra come sia io stesso schiavo di questi meschini, piccoli pregiudizî.

— Lei si è creduto insultato, eh?

— Un momento fa, sì. È un resto di gioventù, sa! È la mia mentalità d’un tempo, di cui mi rimane qualche traccia. È il mio piccolo museo personale di fossili!

— Ma la porta è chiusa, ora?

— Col catenaccio!