— Ne è sicuro?

— Assolutamente.

— Be’, allora andiamo a mangiare qualche cosa.

— Bene, la seguo, — rispose Martin, che volle cambiare la sua ultima moneta da dieci lire per pagare i whisky con soda; senonchè Brissenden, mal trattando il cameriere, rimise la moneta sulla tavola. Martin la intascò con una smorfia e sentì in quel momento la mano di Brissenden che gli si posava con simpatia sulla spalla.

CAPITOLO XXXII.

Il pomeriggio seguente, di buon mattino, Maria fu nuovamente agitata da un’altra visita fatta a Martin, ma questa volta lei non perse la testa; e fece entrare subito Brissenden nel salotto per i forestieri di riguardo, invitandolo a sedere.

— Spero di non disturbarla, — disse Brissenden quando fu nella camera di Martin.

— No, no, niente affatto, — rispose Martin, stringendogli la mano, e gli porse l’unica sedia, e sedette sul letto. — Ma che diavolo ha fatto per sapere dove abito?

— L’ho saputo dai Morse. Ho telefonato alla signorina Morse ed eccomi qua. — Egli si frugò nella tasca del soprabito, ne trasse un sottile volumetto e lo gettò sulla tavola. — Ecco il libro d’un poeta; lo legga e se lo tenga. — E poichè Martin protestava: — Ho forse bisogno di libri, io? Ho avuto questa mattina una nuova emorragia. Ha del whisky? No, naturalmente. Aspetti.

E scomparve. Martin ne vide la lunga persona scendere le scale, chiudere il cancello, e rimase commosso da quelle spalle incavate, dal petto infossato... Preparò due bicchieri, e incominciò a leggere il volume di versi, opera recente di Henry Vaughan Marlow.