A un cantone, una guardia lo guardava venire e, con occhio diffidente ne osservava l’andatura incerta.

— Dove ti sei ridotto in quello stato? — gli domandò.

Martin Eden ripose i piedi sulla terra; e poichè, per istinto, s’adattava immediatamente alle circostanze, fu il solito Martin Eden che rispose ridendo alla guardia:

— Che piacere, eh? E credo bene che facessi dei discorsi ad alta voce...

— E fra breve canterai, — previde la guardia.

— No, questo no! Datemi un po’ di fuoco, chè voglio cercare di prendere l’ultimo tram.

E, accesa la sigaretta, ringraziò e proseguì il cammino borbottando:

— Pensa un po’!... no, ma potrebbe darsi!... Lo sbirro mi credeva ubriaco! — E sorrise e riflettè un po’. — Lo ero... ma non di vino...

Salì sul tranvai di Berkeley, ch’era pieno di giovanotti che vociavano cantando canzoni e ritornelli in voga nei collegi. Con curiosità, Martin li studiò: erano studenti universitarî, che frequentavano evidentemente la stessa università di lei, appartenevano alla stessa classe sociale, la conoscevano, forse, e potevano a loro agio vederla tutti i giorni... E dunque perchè, quella sera, erano in quel tranvai, anzichè presso di lei, a farla segno d’una rispettosa adorazione?... Egli osservò un giovanotto dagli occhietti rugosi, dal labbro pendulo, un vizioso certamente, si disse. A bordo, quello lì sarebbe stato il piaggiatore, il piagnucolone, la spia dell’equipaggio. Egli, Martin Eden, era ben diverso da quel giovanotto!... Questo pensiero gli fece piacere, perchè sembrava accostarlo a Lei. Ed egli continuò il paragone. A mano a mano ch’egli osservava gli studenti, si rendeva conto del bel meccanismo delle sue membra e della sua superiorità fisica. Sì, ma il loro cervello inzeppato di scienza permetteva loro di parlare lo stesso linguaggio di Lei, e questo pensiero lo depresse nuovamente.

Ma a che serve il cervello?... Ciò che essi avevano fatto poteva essere fatto anche da lui; essi avevano appreso la vita nei libri, ed egli l’aveva vissuta. Il suo cervello conteneva tante cose quante ne conteneva il loro; ma erano diverse: ecco la differenza. Quanti fra loro erano capaci d’annodare un tirante, reggere la barra e fare il nodo?