— Ah, faccia vedere, — pregò Brissenden, con insistenza.
Martin allora disseppellì una copia di «Polvere di stelle», e Brissenden lesse, ridendo, sottecchi, fregandosi le mani, dimenticando del tutto di bere il suo toddy.
— Ma anche lei mi sembra polvere di stelle gettata in un mondo di nomi ciechi, — fece egli poi. — Naturalmente, non è stato accettato da una rivista di prim’ordine?
Martin sfogliò le pagine d’un taccuino.
— È stata rifiutata da ventisette riviste.
Brissenden s’abbandonò a un lungo scroscio di risa allegre, interrotto da un colpo di tosse.
— Senta, non mi dirà che non ha coltivato le muse, — disse poi quand’ebbe ripreso fiato. — Mi faccia vedere qualche cosa.
— Non legga, ora, — pregò Martin. — È meglio chiacchierare. Io ne farò un pacchetto che lei porterà a casa.
Brissenden andò via, portando con sè «Il Ciclo d’amore» e «La Peri e la Perla». E il giorno dopo ritornò salutando Martin con un:
— Ne voglio ancora.