— Il signor Ford ha già spiegato come stanno le cose, — fece egli con accento aggressivo, — e anch’io; lo chèque sarà spedito domani e...

— E io, — tagliò corto Martin, — ho già spiegato che ho bisogno di questo danaro oggi. — Il suo polso si era leggermente accelerato, al tono brusco del gerente, ch’egli vigilava attentamente con un occhio, sicuro che i fondi di cassa della Transcontinental giacevano nella tasca dei calzoni di quel degno gentiluomo.

— È veramente un caso disgraziato, — cominciò il signor Ford.

Ma proprio in quel momento, il signor Ends, spazientito, fece un mezzo giro per lasciar la camera: nello stesso momento, Martin balzò su di lui, e, con una mano gli afferrò la gola in modo tale, che la barba nevosa del signor Ends, sempre impeccabilmente pettinata, puntò verso il soffitto con un angolo di 45°. Atterriti, il signor White e il signor Ford videro il loro gerente scosso come il più volgare tappeto.

— Frugatevi in tasca, venerabile oppressore di talenti giovanili! — consigliò Martin, — frugatevi! o vi scuoto sinchè l’ultimo soldo non vi rotoli dalla tasca. — Poi, rivolto ai due spettatori spaventati. — E voialtri non vi accostate: vi potreste far male.

Il signor Ends, che soffocava, potè manifestare la sua acquiescenza soltanto quando la mano di Martin ebbe allentata la stretta. Dopo ch’egli ebbe frugato nelle sue diverse tasche, quella dei calzoni riversò lire 20.75.

— Rovesciate le tasche! — ordinò Martin.

Caddero altri cinquanta centesimi. Martin fece il conto del risultato del suo raid, per esserne sicuro.

— A voi! — gridò al signor Ford. — Mancano ancora 3.75.

Senza aspettare, il signor Ford si frugò nelle tasche ma ne trasse fuori soltanto tre lire.