— Non c’è altro? — interrogò Martin con accento minaccioso, impadronendosi del danaro. — E nelle tasche della giacca?
Per provare la sua buona fede, il signor Ford rovesciò le sue tasche. Ne cadde un pezzo di cartone che egli si accingeva a rimettersi in tasca, quando Martin esclamò:
— Che cosa è? Un biglietto di ferry-boat. Datemelo: vale cinquanta centesimi. Ho avuto dunque 24.75, contando il biglietto: mancano ancora venticinque centesimi.
Egli guardò fisso il signor White, e l’ometto debole, tutto tremante, glieli porse subito.
— Grazie, — disse Martin rivolto a tutti e tre i giornalisti. — Vi auguro il buon giorno.
— Brigante! — sibilò il signor Ends, quando vide Martin sull’uscio.
— Vilissimi ladri! — fece Martin di rimando, sbattendosi la porta alle spalle.
Martin era in un umore così gaio, che ricordando che La Vespa gli doveva 75 lire per «La Peri e la Perla», decise subito di andar là, e di farsele dare, nello stesso modo, se occorreva. Ma la redazione de La Vespa era composta d’una banda di solidi giovanotti, filibustieri autentici, che rubavano tutto, e a tutti, e si derubavano a vicenda. Dopo aver messo sottosopra il mobilio dell’ufficio, l’editore, un ex-boxeur di professione, aiutato dal gerente, da un agente di pubblicità e dal portiere, riuscì ad espellere Martin e a fargli scendere tutt’un piano, a rotoli.
— Ritornate, signor Eden! saremo sempre felicissimi di vedervi! — gli gridarono dal pianerottolo ridendo.
Martin ghignò rialzandosi: