— Non sbattete la porta, — raccomandò il signor Higgingbotham.
Egli arrossì dalla collera, ma si trattenne e chiuse delicatamente la porta dietro di sè.
Esultante di perfida gioia, il signor Higgingbotham si voltò verso la moglie.
— Ha bevuto! — borbottò con voce enfatica. — Te lo avevo detto che si sarebbe ubriacato.
Ella scosse il capo con rassegnazione, dicendo remissivamente:
— Gli occhi gli lucevano, e non aveva più il colletto che si era messo quando è uscito: ho visto. Ma forse ha bevuto due o tre bicchieri.
— Camminava di sbieco, — affermò il marito. — L’ho osservato. Nell’attraversare la camera vacillava. Non l’hai sentito nell’andito? A momenti cadeva.
— Dev’essere stato quando è andato sopra la carrozzella di Alice, — rispose lei. — Non l’ha vista, allo scuro.
Il signor Higgingbotham alzò la voce e, con essa, la collera. Durante tutta la giornata egli rodeva il freno, nel negozio, e si riserbava la sera, in famiglia, il privilegio di mostrarsi qual era.
— Ti dico che il tuo delizioso fratello era ubriaco.