La sua voce fredda, tagliente, spiccava le parole come col taglio netto d’uno stampo. Sua moglie sospirò e tacque. Era una donna corpulenta, spettorata, che sembrava sempre oppressa dal peso del corpo, del lavoro e del marito.

— Ha ripreso da suo padre, ti dico, — proseguì il signor Higgingbotham. — E finirà nella strada come lui, vedrai. — Lei fece segno di sì con la testa, sospirò e seguitò a cucire. Martin Eden era rientrato ubriaco; bisognava riconoscerlo. Se la loro anima fosse stata capace di comprendere la bellezza, non avrebbero visto in quei suoi occhi raggianti, su tutto il suo volto ardente, il segno evidente del primo amore?

— Un bell’esempio per i bambini! — borbottò ad un tratto il signor Higgingbotham, dopo un silenzio di cui egli tenne il broncio a sua moglie, giacchè avrebbe preferito essere contraddetto di più. — Se ricomincia lo mando via! Capito? Non sopporto più queste sue belle pratiche! Depravare dei poveri innocenti con lo spettacolo delle proprie sbornie!

Al signor Higgingbotham piaceva la parola «depravare», spigolata in un giornale e aggiunta di fresco al suo vocabolario. — Proprio così; non c’è altra parola: li deprava.

Sua moglie sospirò nuovamente, scosse tristemente il capo e seguitò a cucire. Il signor Higgingbotham riprese la lettura.

— Ha pagato la pensione della settimana scorsa?... — lanciò a un tratto di sopra al giornale.

Essa fece segno di sì e aggiunse: — Ha ancora un po’ di denaro.

— Quando s’imbarca?

— Quando avrà consumato la paga, credo. — rispose lei. — È stato ieri a S. Francisco, per l’imbarco. Ma siccome ha ancora del danaro, è meticoloso nella scelta del piroscafo.

— Solo un pidocchioso come lui può fare lo schifiltoso così, — brontolò il signor Higgingbotham. — Gli giova fare il difficile.