— Ed è un favore che mi hanno fatto, pensate! — aggiunse Martin.

— Sentiamo un po’, signor Eden, lei dov’è nato? — interrogò il reporter, fingendo un’aria di profondo interesse.

— E non prende neppure appunti, — fece Brissenden. — Che memoria!

— Questo mi basta. — Il giovincello faceva il possibile per non lasciar trasparire il suo malumore. — Un reporter che sa il fatto suo, non ha bisogno di appunti.

— Questo le è bastato ieri sera, evidentemente! — E Brissenden, che non era certo un esempio di mitezza, mutò bruscamente atteggiamento. — Martin, — disse, — se non lo picchiate, lo picchio io, anche a costo di cadere morto.

— Una buona sculacciata risolverebbe la faccenda? — domandò Martin.

Brissenden riflettè un momento, poi fece cenno di sì.

Un minuto dopo, il giovane reporter era disteso bocconi, fra le ginocchia di Martin, e mantenuto con mano ferma.

— Oè, non morda, — ammonì Martin, — altrimenti sarei costretto a sfigurarle la faccia, e sarebbe un peccato: una faccia come la sua!...

E la mano discese, risalì, ridiscese, con ritmo rapido e vigoroso.