Ma non venne risposta nè il giorno dopo, nè l’altro. «Troppo tardi» giaceva sulla tavola com’era rimasto, e ogni giorno la pila dei manoscritti sotto la tavola cresceva. Per la prima volta, egli conobbe l’insonnia e il nervosismo delle lunghe notti bianche. Andò tre volte a suonare il campanello alla porta dei Morse, ma ogni volta il cameriere lo rimandò. Brissenden era in albergo, tanto malato, che non poteva muoversi, e Martin, pur tenendogli compagnia, non voleva annoiarlo con le sue tristezze.
Giacchè gli affanni di Martin erano numerosi. Le conseguenze della propaganda vendicativa del giovanetto picchiato erano state più gravi che Martin non pensasse. Il droghiere portoghese gli rifiutò nuovamente ogni credito, mentre il fruttivendolo, — americano orgogliosissimo di esserlo, — lo chiamava traditore della patria, e gli proibiva di rimettere i piedi nel negozio, e spinse il suo patriottismo al punto da annullare ogni avere e da vietargli di pagare il conto. Il vicinato si comportò non diversamente, e Martin fu esecrato da tutti; nessuno voleva aver rapporti con un traditore socialista. La povera Maria, indecisa, spaventata, rimaneva però fedele. I mocciosi del vicinato, vinto lo stupore d’ammirazione per la magnifica carrozza che avevano vista un giorno davanti alla porta di Martin, si godettero il maligno piacere di chiamarlo «vagabondo», «lazzarone», «brigante», tenendosi però, si capisce, a prudente distanza. La tribù dei Silva lo difendeva coraggiosamente, e non passava giorno che i ragazzi non tornassero a casa con un occhio pesto o col naso sanguinante, accrescendo così le preoccupazioni e le incertezze di Maria!
Un giorno, Martin incontrò Geltrude per la strada e seppe ciò che sapeva ch’era inevitabile, e cioè che Bernardo Higgingbotham, furibondo perchè Martin aveva compromesso pubblicamente la famiglia, gli proibiva di entrare in casa.
— Perchè non vai via, Martin? — implorò Geltrude. — Parti, cercati in un altro luogo un’occupazione e diventa serio. Dopo, quando le cose si saranno acquietate, ritornerai.
Martin scosse la testa, ma senza dare spiegazioni. Che doveva spiegare? Era spaventato dall’orribile abisso che lo separava dalla gente della sua classe. Non c’era parola della lingua inglese o di qualsiasi altra lingua, capace di far capire loro che il suo atteggiamento e la sua condotta consistevano, nel caso particolare, in una sistemazione; e dicendo ciò, essi dicevano tutto. Trovare un impiego! Mettersi a lavorare! Poveri schiavi stupidi! — diceva egli fra sè, mentre la sorella parlava. — Non era davvero sorprendente che il mondo fosse dei forti! I servi erano ossessionati dalla proprio schiavitù; per essi «farsi una posizione» era la frase cabalistica per eccellenza. Egli scosse il capo quando Geltrude gli offrì del danaro, sebbene, non ignorasse che quel giorno stesso doveva andare al Monte di Pietà.
— Non avvicinare Bernardo in questo momento, — raccomandò la brava donna. — Fra qualche mese, quando si sarà calmato, forse potrai guidare la sua vettura per le consegne. E, Martin, se dovessi aver bisogno di me, fammi chiamare e verrò. Non dimenticarlo!
Lei s’allontanò, piangendo a bassa voce, e, col cuore angosciato: egli seguì con lo sguardo il corpo pesante e l’andatura di sguattera della sorella. Ora, a questo punto, l’edificio nietzschiano tremò leggermente dalle fondamenta e parve vacillare. In astratto, la classe degli schiavi era perfetta, ma quando si trattava della propria famiglia, la cosa non era tale da soddisfare pienamente. Eppure, sua sorella Geltrude era l’esempio evidente del debole schiacciato dal più forte. Egli rise amaramente di questo paradosso. Un bel filosofo era quello davvero, se accadeva in realtà che i suoi principî fossero scossi alla prima prova sentimentale! e, peggio, scossi dalla stessa morale da schiavi; giacchè la sua pietà per sua sorella non era altro che questo. I veri uomini, gli eletti, superavano l’abusata pietà e la puerile compassione; pietà e compassione erano chiuse negli ergastoli sotterranei, ed erano nate dal sudore d’agonia d’un’umanità miserabile.
CAPITOLO XXXIX.
«Troppo tardi» giaceva ancora, dimenticato, sulla tavola. Sotto, i manoscritti, dei quali neppur uno era stato accettato, avevano ripreso il loro posto, tranne, però, quello di Brissenden, «Effimero» che, solo, proseguiva il suo giro, di editore in editore. Bicicletta e vestito nero erano stati nuovamente impegnati, e il commerciante di macchine da scrivere richiedeva con insistenza il nolo.
Ma questo genere di preoccupazioni non l’affliggeva più; egli cercava un nuovo orientamento, e perciò la sua vita ne risentiva una specie di stasi. Dopo parecchie settimane, accadde ciò ch’egli non aveva cessato di sperare: l’incontro con Ruth, nella strada. Era accompagnata dal fratello Norman, e tutt’e due finsero di non vederlo; poi, Norman cercò persino di sbarrargli il passo dicendogli con voce di minaccia: