Quand’ebbe pagato tutti i debiti e restituite le 500 lire di Brissenden al notaio, rimase con 500 lire. Ordinò allora un vestito nuovo, e prese i pasti nelle migliori trattorie. Dormiva sempre nella cameretta in casa di Maria; senonchè, vedendo il suo vestito nuovo, i monelli del vicinato cessarono di chiamarlo «vagabondo» e «buono a nulla», nascosti dietro gli steccati, o appollaiati sui tetti delle casupole.

Il Warren’s Monthly gli prese «Wiki-Wiki», la novella hawaiana, per un compenso di 1250 lire; la Rivista del Nord gli pubblicò il saggio «La Culla della Bellezza» e il Makintosh’s Magazine, la «Chiromante», il famoso poema scritto per Marianna.

Editori e lettori erano ritornati dalle vacanze, e gli affari andavano bene. Ma Martin non riusciva a capire per quale strano capriccio tutto ciò che era stato ostinatamente rifiutato durante due anni, gli venisse ora accettalo di colpo. Egli non aveva pubblicato nulla; fuori di Oakland nessuno lo conosceva, e a Oakland quella poca gente che credeva di conoscerlo, lo considerava come un noto anarchico. Nulla spiegava dunque quel ricredimento improvviso, che era dunque un capriccio del destino.

Poichè «La Vergogna del Sole» era stata rifiutata da un buon numero di riviste, egli finì col seguire il consiglio di Brissenden, e si mise in cerca di una Casa Editrice. Dopo aver sopportato parecchi rifiuti, Singletree, Darnley e C. lo accettarono, promettendo di pubblicarlo integralmente. Senonchè, quando Martin chiese un anticipo, essi risposero che per principio non ne davano; che non solo i libri del genere di rado rifondevano le spese, ma che essi dubitavano di poterne vendere più di mille copie.

Martin calcolò che se così stavano le cose, poichè il libro era venduto a 5 lire la copia, col 15%, avrebbe avuto settecentocinquanta lire, e si rammaricò di non essersi specializzato nel romanzo. «L’avventura», infatti, che era poco più lunga, gli aveva procurato il doppio.

In fondo, il famoso avviso del giornale, letto un tempo, diceva il vero: le riviste illustrate di prim’ordine pagavano anticipatamente e pagavano bene, tanto che il Millennio gli aveva dato, non due ma quattro soldi per parola. Essi prendevano il meglio della letteratura; non prendevano infatti la sua?

Scrisse a Singletree, Darnley e C. offrendo loro la cessione dei suoi diritti d’autore su «La Vergogna del Sole», mediante compenso di 500 lire; ma essi non osarono assumere quel rischio. Egli non aveva bisogno di denaro in quel momento, giacchè parecchi dei suoi primi lavori erano stati accettati e pagati subito. Dopo aver pagato i suoi primi debiti, egli fece persino aprire un conto corrente in banca, d’un migliaio di lire. «Troppo tardi», che era stato rifiutato parecchie volte, riuscì a collocarsi presso la Casa Meredith Lowel. Allora Martin si ricordò delle venti lire dategli da Geltrude un giorno e della promessa di restituirgliele centuplicate. Chiese perciò un anticipo di 2000 lire, e, con sua grande sorpresa, l’editore gli mandò subito lo chèque, con un contratto, da rimandare a rigor di posta. Egli cambiò lo chèque in monete d’oro e telefonò a Geltrude che aveva bisogno di vederla.

Lei giunse, ansante, trafelata, per essersi sbrigata in fretta. Certa che Martin dovesse trovarsi in mezzo a guai, aveva ficcato nella sua borsa qualche suo risparmio. Era così convinta d’una disgrazia, che gli si precipitò fra le braccia singhiozzando, mentre gli porgeva la borsa.

— Sarei venuto volentieri da te, — disse lui, — ma mi dava fastidio il pensare a una inevitabile scenata col signor Higgingbotham.

— Si calmerà certamente, un giorno, — assicurò lei, mentre si domandava che diamine fosse accaduto a Martin. — Ma tu faresti meglio a trovare un impiego, prima di tutto; un’occupazione seria. Bernardo stima un onesto lavoratore. Quella faccenda dei giornali lo ha sconvolto; non l’ho visto mai così inferocito.