— Te lo deposito in una banca, — disse lei infine.
— Tu non farai niente di tutto questo; il danaro è tuo; spendilo come ti piace; se non lo vuoi lo darò a Maria, che saprà farne buon uso, te l’assicuro. Intanto provvedi a procurarti una serva e a goderti un buon riposo.
— Racconterò tutto questo a Bernardo, — dichiarò lei andandosene.
Martin fece una smorfia ironica e disse: — Fa’ così. Forse allora m’inviterà nuovamente a pranzo.
— Ma sicuro che t’inviterà, ne sono sicura e certa! — esclamò lei abbracciandolo con fervore.
CAPITOLO XLI.
Un bel giorno, Martin si sentì solo, vigoroso com’era, in buona salute e inattivo. La cessazione d’ogni lavoro, la morte di Brissenden, la rottura della relazione con Ruth avevano lasciato un gran vuoto nella sua vita. Certamente non era sufficiente per lui mangiare in una buona trattoria e fumare delle sigarette egiziane. Il mare lo chiamava, è vero, ma gli pareva che gli rimanesse ancora qualche cosa da fare negli Stati Uniti, e che potesse ricavarne altro danaro. Avrebbe atteso dunque per farne una buona provvista da portare laggiù. Alle Isole Marchesi, conosceva una vallata e una baia che si potevano avere per mille dollari cileni; la vallata si stendeva dalla baia in forma di ferro di cavallo, sino ai picchi lontani le cui cime si perdono nelle nuvole, per un’ampiezza di circa mille chilometri quadrati.
Essa era piena dei frutti dei tropici, di galline selvatiche, di cinghiali, e anche di bestiame selvaggio, e sulle alture passavano branchi di capre cacciate da bande di cani selvaggi. Tutto il luogo era selvaggio, non abitato da creatura umana. Egli poteva averlo per mille dollari cileni. La baia, — lo ricordava benissimo, — era magnifica, con una pesca d’acqua sufficiente alle navi più grosse e così sicura, che la Società del Pacifico la raccomandava come la migliore a cento leghe in giro. Egli avrebbe comperato uno di quegli schooners accomodati a yacht, carenati di rame, che filano come il diavolo, e avrebbe fatto commercio di perle attorno alle isole. La vallata sarebbe stata il suo quartiere generale; là avrebbe costruito una casa di verzura, simile a quella di Toti, e si sarebbe fatto servire da negri. Il direttore della fattoria di Taiohae, i capitani di bastimenti mercantili, tutto il fior fiore dei pirati del Pacifico, sarebbero suoi ospiti. Egli sarebbe ospitale con tutti, riceverebbe come un sovrano e dimenticherebbe tutto ciò che aveva letto e il mondo che lo aveva così amaramente deluso.
Ma per fare tutto ciò, bisognava rimanere in California il tempo necessario per riempire la cassa. Già, giornalmente, il danaro arrivava a fiotti, che aumentavano. Bastava che uno solo dei suoi libri avesse avuto successo, e il valore di tutti i suoi manoscritti sarebbe cresciuto. Egli poteva anche raccogliere novelle e poemi in volumi e assicurarsi in breve l’acquisto della vallata, della baia e dello schooner. Poi non avrebbe scritto mai più. In attesa, intanto bisognava scuotere quell’apatia normale e vivere in modo meno stupido e meno abbrutito che non facesse lui in quel momento.
Una mattina di domenica seppe che la scampagnata dei Fornaciai avveniva quel giorno allo Shell Mound Park, e vi andò. Egli aveva troppo spesso frequentato una volta quei divertimenti popolari, per non conoscerne i minimi aspetti, così che, appena entrato, risentì tutte le sensazioni d’una volta, ampliate. In fondo, quello era il suo ambiente! Egli era nato là in mezzo, vi era cresciuto e benchè se ne fosse volontariamente allontanato, gli piaceva ritrovarcisi.