Già, l’eccitazione della lotta, tanto durevole e viva un tempo, era venuta meno; ed egli sentì che ora analizzava troppo quella vita proprio primitiva, per poterla vivere con allegria cordiale. Lizzie fece un gesto d’impazienza.
— Quello lì? un uomo da nulla, — fece lei. — Mi corteggiava. Come capirete, mi sentivo terribilmente sola. Ma non vi ho dimenticato. — Lei abbassò la voce guardando diritto davanti a sè. — L’avrei piantato per voi, in qualunque momento.
Martin lanciò uno sguardo verso la faccia che si voltava; sapeva che bastava che stendesse la mano per averla, e si domandò se, in fondo, un linguaggio corretto, perfettamente grammaticale, fosse veramente indispensabile alla felicità. Poichè egli non rispondeva nulla, lei aggiunse ridendo: — L’avete conciato ben bene!
— Però è un giovanotto robusto! — concesse egli generosamente. — Se non l’avessero trascinato fuori, forse non l’avrei domato facilmente.
— Chi era dunque quella signora colla quale vi ho incontrato una sera? — interrogò lei bruscamente.
— Un’amica, non altro.
— È passato molto tempo da allora, — mormorò lei penosamente. — Mi sembra che siano passati dei secoli.
Ma Martin cambiò argomento. La condusse al buffet, le offrì del vino, le paste più costose; poi tutt’e due ballarono insieme e seguitarono finchè lei fu stanca. Egli ballava bene, e lei lo seguiva nel vortice della danza, appoggiandogli la testa sulla spalla, in una vertigine d’estasi, ch’essa s’augurava eterna.
Poi andarono a passeggiare sotto gli alberi; e, come aveva fatto tante volte, egli s’allungò per terra, con la testa sulle ginocchia della compagna. Egli era semi addormentato, e lei gli accarezzava i capelli e lo contemplava con adorazione. Alzando a un tratto gli occhi, egli lesse la tenera conferma su quel volto appassionato, e lei prima abbassò i suoi, poi lo guardò fisso con audace tenerezza.
— Mi sono guardata, durante tutto questo tempo, — mormorò lei, con voce così bassa, ch’egli l’udì appena.