E si svincolò precipitosamente e salì le scale correndo.

Egli si sentì gli occhi umidi di pianto.

— Martin Eden, — confessò a se stesso, — tu non sei un bruto e non sei che un meschino nietzschiano. Se tu potessi, la sposeresti e riempiresti così di felicità quel povero cuore fremente. Ma non puoi! Tu non puoi! Che maledetta vergogna!...

— Il povero vecchio vagabondo parla delle sue povere vecchie ulcere, — borbottò egli, ricordando Hanley, — Credo che la vita non sia che equivoci, e una vergogna. È vero: un equivoco e una vergogna.

CAPITOLO XLII.

«La Vergogna del Sole» fu pubblicata in ottobre. Nel tagliare la cordicella che legava una mezza dozzina di copie mandate in omaggio dall’editore, Martin fu colto da pesante tristezza. Egli immaginò quale sarebbe stata la sua gioia delirante, mesi prima, e la paragonò all’indifferenza attuale. Il suo libro! il primo libro! E il polso non gli s’era accelerato, ed egli non provava altro che cupa tristezza!

Che gl’importava, ormai?... C’era da aspettarsi del danaro, evidentemente, ed egli non sentiva la passione del danaro.

Portò una copia in cucina e la porse a Maria, confusa e agitata.

— È mio, — le disse. — Ho scritto questo libro nella mia camera, e, certo, le vostre buone minestre hanno molto contribuito. È vostro: un semplice ricordo.

Egli era mosso dal pensiero di farle piacere, di renderla orgogliosa di lui, di giustificare la fiducia che lei non aveva cessato di manifestargli. Essa collocò il libro in salotto, accanto alla bibbia famigliare, come una cosa sacra, feticcio dell’amicizia. Ecco una cosa che attenuava la delusione di sapere il suo inquilino lavandaio; e sebbene essa non capisse neppure un rigo del libro, sentiva oscuramente che ogni frase ne era nobile e bella. Era una popolana, lei, semplice e terra terra, ma aveva un cuore bennato. Egli lesse con la stessa indifferenza le recensioni su «La Vergogna del Sole», che l’Argo della stampa gli mandava tutte le settimane. Il suo libro faceva chiasso, era evidente; il portafogli si arrotondava. Egli avrebbe potuto collocare Lizzie, liberarsi dei suoi impegni e avere ancora tanto da costruirsi il castello di verzura; Singletree, Darnley e C., prudentemente, s’erano limitati a fare un’edizione di 1500 copie, ma, dopo le critiche favorevoli, ne fecero una seconda di 3000, poi una terza di 5000 copie. Una casa di Londra chiese il permesso, telegraficamente, per un’edizione inglese; e si seppe, nello stesso tempo, che in Francia, in Germania, in Isvezia, stavano preparando delle traduzioni.