— Maria, — dichiarò Martin quella stessa sera, — vi lascio. E anche voi tra breve andrete via di qui. Voi affitterete la casa ad altri e ne riscuoterete la pigione. Mi avete detto che vostro fratello abita a San Leandro, Haywards o altrove, non ricordo: gli direte di venirmi a trovare. Sarò all’Hôtel Metropole a Oakland. Egli s’ìntende di belle fattorie e glie ne farò vedere una.
Così Maria divenne proprietaria d’una casa in città e d’una fattoria in campagna, con due bifolchi per i lavori e un deposito in banca, che aumentava di giorno in giorno; e tutta la sua prole era provvista di scarpe e andava a scuola. Poche persone incontrano i buoni genî che hanno sognato, ma Maria, che aveva lavorato sodo e aveva la testa dura e non aveva mai sognato fate, trovò il suo spirito benigno in forma d’un ex-lavandaio.
Intanto la gente incominciava a domandarsi: — Ma chi è, dunque, questo Martin Eden? — Egli aveva rifiutata la sua biografia agli editori, ma i giornali non si scoraggiavano per questo. Nella stessa Oakland, i reporters scovarono una quantità di persone capaci di fornire delle notizie preziose, su chi era, e chi non era, tutto ciò che aveva fatto e specialmente ciò che non aveva fatto; tutto ciò fu dimostrato un giorno, pel più vivo godimento del pubblico, e accompagnato da istantanee e da fotografie.
Dapprima il suo disgusto per le riviste illustrate e per la società borghese fu tale e tanto, ch’egli tentò di lottare contro la pubblicità; poi, per indolenza, finì col cedere. Pensò che non poteva respingere i corrispondenti che venivano da lontano a trovarlo. Poi, siccome i giorni erano lunghi, ora che non li impiegava per lavorare e scrivere, bisognava pure ammazzare il tempo in un modo qualunque. Cedette a ciò che egli considerava un soffocamento, concesse delle interviste, espresse delle idee sulla letteratura e sulla filosofia, e accettò persino degl’inviti nelle famiglie borghesi. Egli si adagiava in un nuovo stato d’animo strano e comodo; tutto gli era indifferente. Perdonò a tutti, persino al giovane reporter sculacciato che aveva fatto di lui un anarchico militante, e al quale concesse una pagina intera, con fotografia speciale.
Vedeva di tanto in tanto Lizzie, alla quale dispiacevano le nuove grandezze di Martin, giacchè quegli onori aumentavano la distanza che li separava. Con la speranza di accorciarla, forse, essa si lasciò persuadere a seguire i corsi serali e a farsi fare i vestiti da una grande sarta che si faceva pagare in modo favoloso.
Essa faceva progressi di giorno in giorno, al punto che Martin finì col domandarsi se egli faceva bene a comportarsi così, sapendo che tutto ciò che lei faceva, lo faceva con la speranza di piacergli. Essa cercava di acquistar valore agli occhi di lui, d’un genere di valore ch’egli sembrava apprezzare. Eppure, egli non le dava alcuna speranza, la trattava in modo veramente fraterno, e la vedeva di rado.
«Troppo tardi» fu lanciato dalla Società Ed. Meredith-Lowell, con la massima popolarità; essendo esso un romanzo, il prezzo di vendita fu molto maggiore di quello de «La Vergogna del Sole». Passavano le settimane, ed egli manteneva il record, senza precedenti, d’avere due libri di gran successo in vetrina, nello stesso tempo, giacchè gli ammiratori de «La Vergogna del Sole», erano ugualmente attratti dall’enciclopedica padronanza con la quale aveva trattato il suo romanzo d’avventure marinaresche. Nell’uno aveva combattuto la letteratura mistica, con rara efficacia; nell’altro aveva svolto con rara facilità i principî ch’egli bandiva, provando così la versatilità del suo genio e rivelandosi, insieme, critico e creatore.
Il danaro, la celebrità, affluivano verso di lui; come una cometa egli splendeva nel cielo letterario, e il successo ch’egli creava lo divertiva, più che non lo interessasse. Una cosa sola lo stupiva, — una cosa da nulla. Parecchia gente sarebbe rimasta perplessa, se avesse potuto dubitare del suo stupore: il giudice Blount lo invitò a pranzo! Questo piccolo incidente gli doveva poi diventare una grande cosa nella mente. Egli aveva insultato il giudice, l’aveva maltrattato in modo odioso, e, il giudice, incontratolo per la strada, l’aveva invitato a pranzo!... Martin enumerò le numerose occasioni capitate al giudice Blount in casa dei Morse, per invitarlo a pranzo; allora non l’aveva fatto. Perchè non l’aveva invitato allora? Eppure egli, Martin, non era mutato in nulla; era lo stesso Martin Eden. Quale differenza c’era dunque d’allora a ora? Il fatto che le sue opere erano state stampate? Ma le aveva già scritte proprio quando il giudice, seguendo il parere di tutti, rideva delle idee di lui e di Spencer. Dunque, non a causa del suo valore reale, ma a causa d’un valore puramente fittizio, il giudice Blount lo invitava a pranzo! Martin ghignò e accettò l’invito, pur meravigliandosi della sua magnanimità. E a quel pranzo, di cui Martin fu il beniamino, e al quale partecipavano una mezza dozzina di persone altolocate, con le loro mogli, il giudice Blount, caldamente sostenuto dal giudice Hanwell, supplicò Martin di far parte dello «Stige», club ultra-aristocratico, di cui facevano parte non solo i ricchi ma i grandi ingegni.
Martin non accettò, e rimase più che mai stupito. I suoi manoscritti partivano l’uno dopo l’altro, tutti; egli era sopraffatto dalle richieste degli editori. Avevano scoperto ch’egli era uno stilista e un pensatore insieme. La Rivista del Nord, dopo aver pubblicato «La Culla della Bellezza», gli aveva chiesto una mezza dozzina di saggi del genere; ed egli l’avrebbe fatto, se il Burton’s Magazine, avido di speculazione, non gliene avesse chiesti cinque, a 2500 lire l’uno. Egli rispose che accettava, ma, ricordando che tutti i manoscritti erano stati rifiutati freddamente, bestialmente, sistematicamente, dalle stesse riviste illustrate che ora l’imploravano, chiedeva 5000 lire per saggio. Essi gli avevano fatto sudare sangue e acqua, un tempo; ora toccava a lui marchiarli a fuoco!
E il Burton’s Magazine accettò quel prezzo, e i quattro saggi che rimanevano furono presi, con le stesse condizioni, dal Makintosh’s Monthly, essendo La Rivista del Nord troppo povera per sostenere le spese. Così furono sparsi pel mondo: «I Grandi Sacerdoti del Mistero», «I Cacciatori di chimere», «La misura dell’Io», «La filosofia dell’illusione», «Dio e fango», «L’Arte e la Biologia», «Critiche e prove», «Polvere di stelle» e «La dignità dell’usura», che scatenarono tempeste difficilmente placate.