— Ah, sì? — ripetè lui.

In vita sua, non s’era mai sentito così scarso d’idee.

— E allora siete entrata, — diss’egli finalmente.

Lei fece un piccolo gesto affermativo; i suoi occhi ebbero un lampo maliziosetto, e sciolse la sciarpa che teneva avvolta al collo.

— Vi ho visto subito dall’altro lato del marciapiede, quando eravate con quella ragazza.

— Sì? — domandò lui semplicemente. — L’accompagnavo alla scuola serale.

— Ebbene, non siete contento di rivedermi? — disse lei dopo un nuovo silenzio.

— Sì, sì! — fece lui rapidamente. — Ma non avete agito un po’ leggermente, venendo qui?

— Nessuno lo sa. Volevo vedervi. Sono venuta per dirvi che sono stata proprio sciocca; sono venuta perchè non ne potevo più, perchè il mio cuore mi spingeva, perchè... perchè avevo bisogno di vivere. — Lei s’alzò, gli si avvicinò, gli posò una mano sulla spalla, un momento, ansante, poi gli scivolò fra le braccia. E poichè sentiva che respingendola le avrebbe inferto la più grave ferita che una donna possa ricevere, egli chiuse le braccia attorno a lei e la tenne stretta contro di lui. Ma in quella stretta non c’era alcun calore, alcun fremito. Lei gli era venuta tra le braccia, ed egli la teneva. Ecco. Lei gli si rannicchiò addosso, poi gli passò le mani attorno al collo e gli cinse la nuca; ma la carne di lui rimase fredda sotto la solita carezza; egli si sentiva sempre più a disagio, estraneo ad ogni conforto.

— Perchè tremate così? — le domandò lui. — Sentite freddo? Volete che vi accenda il fuoco?