(«Vorrei morire per voi, morire per voi!» La voce di Lizzie cantava ancora al suo orecchio).

— Perchè non avete avuto il coraggio di farlo prima? — interrogò egli con voce aspra. — Quando non avevo nulla? Quando morivo di fame? Quando ero nè più nè meno quale sono oggi, lo stesso uomo, lo stesso artista, lo stesso Martin Eden?... Ecco la domanda che io mi rivolgo da parecchi giorni, non riguardo a voi, ma in modo generale. Io non sono mutato, vedete, sebbene l’improvviso apprezzamento del mio valore da parte della gente mi porti continuamente a tranquillizzarmi al riguardo. La mia carne è rimasta la stessa, e così le mie dita e il volto. Io non ho acquistato maggior forza e neppure una qualità di più. Il mio cervello è rimasto tale quale era: non ho neppure inventato più nulla di nuovo in fatto di letteratura e di filosofia. Il mio valore personale è precisamente uguale a quello che era prima, quando nessuno voleva sapere di me. Perchè mi vogliono ora?... Questo mi disorienta. È evidente che non è per me stesso, giacchè sono rimasto quale ero quando non mi volevano: dunque è per una ragione esteriore, per una cosa che non riguarda il mio io. Volete che vi dica che cos’è? La consacrazione del mio talento da parte del pubblico; non altro; e così, tutto il danaro che ho guadagnato e che continuo a guadagnare. E perciò, a causa di questa consacrazione e di questo danaro, oggi mi volete.

— Voi mi spezzate il cuore, — singhiozzò Ruth. — Sapete che vi amo, che sono venuta perchè vi amo.

— Temo che non abbiate capito bene la cosa, — diss’egli con dolcezza. — Voglio dire questo: giacchè mi amate, come va che il vostro amore attuale sia così forte, quando il vostro amore di allora era così debole, debole al punto da respingermi?

— Dimenticate tutto ciò e perdonatemi! — esclamò lei ardentemente. — Io non ho mai cessato d’amarvi, ricordatevene! E sono qua, ora, tra le vostre braccia.

— Ho paura d’essere un mercante pieno di diffidenza, attento al peso, che si sforza di pesare il vostro amore, e temo d’accorgermi che il peso non è giusto.

Essa gli si svincolò dalle braccia, si raddrizzò e lo guardò a lungo, profondamente; fu sul punto di parlare, ma esitò e tacque.

— Sentite, vi spiegherò il modo di vedere le cose, — proseguì Martin. — Prima, quando non avevo ricevuto la consacrazione ufficiale, fuori del mio ambiente, nessuno si curava di me. Quando scrivevo i miei libri, nessuno di quelli che lessero i manoscritti, si curò di me; anzi, pareva che mi stimassero meno; pareva davvero che scrivendo commettessi un atto perlomeno scorretto. E tutti mi dicevano; procuratevi il pane!

Lei fece un cenno di diniego.

— Sì, sì, — disse lui, — tranne voi. Voi mi dicevate: cercatevi un’occupazione! La frase famigliare: procuratevi il pane. — come tante altre parole che ho scritto, — vi urta: è brutale. Io vi rispondo che anche a me sembrava brutale quando tutti me la gettavano in faccia, come si raccomanda la buona condotta a una persona traviata. Ma io divago.