La pubblicazione dei miei libri, l’accoglienza avuta dal pubblico, hanno mutato la natura del vostro amore. Voi non volevate sposare quel Martin Eden che era null’altro che Martin Eden; non l’amavate così; oggi, il vostro amore s’è ingigantito, e io non posso non concluderne che è cresciuto in proporzione del favore del pubblico che ha consacrato il mio talento. Per voi non si tratta del mio danaro, lo so, benchè sia sicuro che entra nel mutamento ch’è avvenuto nei vostri genitori. Tutto questo, naturalmente, non mi lusinga molto; ma il peggio si è che mi fa dubitare dell’Amore... del divino amore. L’amore è dunque cosa tanto materiale che dev’essere nutrito di rèclame e di popolarità? Pare di sì. È un pensiero che mi ha assillato al punto da farmi diventar quasi pazzo.

— Povera cara testa! — E lei stese la mano, gli passò dolcemente le dita tra i capelli. — Lasciate stare tutti questi brutti pensieri. Ricominciamo da capo. Io non ho mai cessato di volervi bene. Sì, ho peccato di debolezza cedendo alla volontà di mia madre; non avrei dovuto farlo, ma vi ho sentito parlare così spesso, con tanta generosità, della fragilità dei poveri esseri umani! Stendetela su di me questa carità... Ho peccato per ignoranza! Perdonatemi!...

— Oh, vi perdono! — diss’egli con impazienza. — Veramente non c’è nulla da perdonare; ognuno opera come sa, e non può far di più. Sarebbe come se vi domandassi di perdonarmi di non aver potuto trovare «un’occupazione».

— Io credevo di far bene, — protestò Ruth. — Voi lo sapete. Vi avrei amato se non avessi creduto di farlo pel vostro bene?

— Bene! ma credendo di far bene, voi volevate distruggere ciò che forma la mia personalità. Sì! (Lei voleva interromperlo, ma egli glielo impedì). Sì, voi avreste distrutto la mia letteratura, il mio avvenire. La mia natura è improntata da realismo, e lo spirito borghese odia il realismo, per vigliaccheria, per paura della vita. Voi avete fatto di tutto per farmi temere la vita; voi mi avreste fatto diventar banale in misura della vostra vita borghese, nella quale tutto è meschino, falso e volgare.

Ella fece un gesto di protesta.

— La volgarità, — una volgarità cordiale, lo ammetto, — è la base della cultura borghese e delle sue raffinatezze. Come vi ho detto, voi volevate modellarmi a immagine dei vostri, secondo l’ideale della vostra classe. (Egli scosse tristemente il capo). E anche in questo momento non comprendete; le mie parole per voi non significano nulla di ciò che cerco di mettervi. Per voi, si tratta di pura fantasia; al massimo, vi disorienta, e vi diverte il fatto che questo giovane selvaggio uscito da un abisso di fango si permetta di giudicare la vostra classe e di considerarla volgare.

Essa appoggiò la testa contro la spalla di lui, con stanchezza, e fu scossa da un nuovo tremito nervoso. Poichè rimaneva pensosa, egli proseguì:

— E ora, volete ricominciare il nostro amore, volete sposarmi, mi volete. Eppure, ascoltate, se i miei libri non fossero stati segnalati, io sarei rimasto lo stesso!... Ma voi non sareste venuta. Sono tutti questi libri, perdio...

— Non bestemmiate, — interruppe lei.