Gli avvenimenti della sera non gli avevano fatto alcuna impressione: nessuna sensazione lasciava traccia nel suo spirito, ormai: quel guizzo di piacere provato nel vedere Joe era durato un breve istante. Subito dopo, la presenza dell’ex-lavandaio, la stanchezza della conversazione, l’avevano annoiato. Anche il pensiero di partire fra cinque giorni, pel suo caro Pacifico, non lo entusiasmava punto. Chiuse dunque gli occhi e dormì normalmente, riposatamente, otto ore filate, senza muoversi, senza sognare. Il sonno era l’oblìo, così che ogni giorno egli si svegliava con rammarico. La vita era una noia spaventosa, per lui; e tanto lunga, la vita!...
CAPITOLO XLV.
— Senti un po’, Joe! — così l’accolse il vecchio compagno dei giorni tristi, la mattina dopo. — Io conosco un francese che abita nella 28.ª strada: egli ha guadagnato un bel po’, ritorna in Francia e vende la sua lavanderia, una bella piccola lavanderia a vapore, magnifica. Se ti vuoi sistemare, ecco un affare che va bene per te. To’, prendi questo; comprati della roba decente e va alle dieci nell’ufficio di questo tale.
Egli mi ha fatto vedere la lavanderia; e la mostrerà anche a te. Se ti piace e se credi che valga il prezzo — 60.000 — dimmelo, e sarà tua. Ora lasciami: ho da fare; ti vedrò dopo.
— Senti, Mart, — fece l’altro, con voce lenta, nella quale si veniva accumulando la collera. — Io sono venuto questa mattina per vederti, capisci? Non sono venuto per vedere una lavanderia. Vengo per chiacchierare, da vecchio buon compagno, e tu mi pianti una lavanderia sulla testa. Be’, ti dirò: te la puoi tenere la tua lavanderia, e andartene al diavolo!...
E già s’avviava, furioso, quando Martin l’afferrò per la spalla e gli fece fare una giravolta.
— Ascolta, Joe! — diss’egli, — se fai l’imbecille, ti rompo la faccia. E in ricordo della nostra vecchia amicizia, te la rompo per bene. Su, vuoi o non vuoi?
Joe l’aveva abbracciato, ma siccome Martin aveva il vantaggio della presa, tentò invano di svincolarsi: vacillando per la camera, andarono a finire, con gran fracasso, su una poltroncina di vimini, che si ruppe in parecchi pezzi. Joe giaceva sotto, con le braccia in croce, solidamente mantenuto, e un ginocchio di Martin sullo stomaco: ansava, soffiava, sbuffava come una foca, quando Martin lo lasciò.
— Ora, parliamo un po’, — disse Martin. — Non giova fare il cattivo con me, vecchio mio. Voglio prima di tutto terminare questa faccenda della lavanderia; poi potrai ritornare e parleremo del buon vecchio tempo. T’ho detto ch’ero occupato. Guarda! — Un cameriere era entrato con un voluminoso fascio di lettere e riviste.
— Come vuoi che faccia a guardare tutta questa roba e a chiacchierare nello stesso tempo? Va’ a vedere la lavanderia, e poi ritornerai.