E le lesse ad alta voce, e Martin approvò, mentre s’augurava che Joe lo liberasse al più presto della sua presenza.

Quando si svegliò, il pomeriggio era inoltrato. Lentamente egli riacquistò coscienza della vita e si guardò intorno: Joe se l’era svignata vedendolo addormentato, evidentemente. È stata una delicatezza, da parte sua, — fece egli tra sè; — poi chiuse nuovamente gli occhi e si riaddormentò.

Nei giorni che seguirono, Joe fu troppo assorto nell’ordinamento della lavanderia, per annoiarlo troppo; e solo alla vigilia dell’imbarco, i giornali annunciavano che Martin Eden partiva sulla «Mariposa». Durante uno di quei rari momenti nei quali l’istinto della conservazione era ancora desto, egli andò da un medico per farsi visitare accuratamente. Il medico non gli trovò nulla: il cuore, i polmoni furono dichiarati perfetti; tutti i suoi organi, stando al giudizio del dottore, erano sani e funzionavano normalmente.

— Voi non avete nulla, signor Eden, — disse. — Voi siete in condizioni perfette. Sinceramente, ammiro la vostra salute; è meravigliosa. Guardate che torace! Qui, e nello stomaco, sta il segreto della vostra eccezionale costituzione fisica. Fisicamente, non c’è un uomo su mille che sia così ben fatto; neppure uno su mille. Se non vi capita qualche disgrazia, potete campare sino a cent’anni.

E Martin capì che la diagnosi di Lizzie era giusta: fisicamente egli stava benone: era la sua «macchina per pensare» che s’era sviata, e nulla poteva guarirla, tranne i mari del sud.

Deplorevole, però, era il fatto che, ora, proprio al momento di partire, non aveva più voglia d’andar via; i mari del sud non l’attraevano più che non l’attraesse la civiltà borghese; il pensiero della partenza non lo stimolava in alcun modo, e l’atto stesso richiedeva una quantità di sforzi faticosi. Avrebbe voluto trovarsi a bordo e in alto mare.

L’ultimo giorno fu duro: avendo saputo della partenza dai giornali del mattino, Bernardo Higgingbotham, Geltrude e tutta la famiglia si recarono da lui, con Herman von Schmidt e Marianna, per salutarlo. Poi bisognò regolare degli affari, pagare dei conti, sopportare gli eterni reporters. Egli disse addio a Lizzie Connolly bruscamente, all’entrata della scuola e s’affrettò ad andarsene. All’albergo trovò Joe, che non era andato prima perchè occupato tutto il giorno a ordinare la lavanderia. Era l’ultima fatica? Martin, aggrappato al braccio della poltrona, parlò ed ascoltò durante una mezz’ora.

— Tu sai, Joe, — diss’egli, — che non hai sposato la lavanderia. Non sei obbligato a rimanervi per forza, ma potrai, quando vorrai, venderla e spendere il danaro come meglio crederai. Quando ti sarai stancato e avrai voglia di riprendere il vagabondaggio, fa pure, ragazzo mio! Fa ciò che ti piace.

— Non più strada per me, grazie tanto! Essere vagabondo, va bene, benissimo, tranne per una cosa: le donne. Io non posso farne senza; sono un uomo al quale piacciono le donne. Non posso farne senza, no; e bisogna rinunziare, quando si fa il vagabondo. Tutte le volte che passavo davanti le case dove si ballava o si divertivano, e sentivo risate di donne e vedevo attraverso i vetri le loro vesti bianche e i loro sorrisi, vedi, soffrivo troppo! Mi piace il ballo, mi piacciono le scampagnate, le passeggiate al lume di luna, e il resto; mi piace troppo tutto questo! A me la lavanderia, una buona reputazione e dei buoni dollari sonanti in tasca! Ho visto una ragazza, to’, proprio ieri: ebbene, figurati! ho una certa idea che sposerò lei. Tutto il giorno ho cantato e pensato a lei. È una bellezza: ha gli occhi più carini e la voce più bella del mondo. Sì, andremo bene noi due... Di’ un po’ perchè non sposi anche tu, con tanto danaro che hai? Potresti scegliere la più bella ragazza del paese.

Martin scosse il capo sorridendo; nel profondo del cuore si domandava perchè gli uomini tengano tanto ad ammogliarsi; la cosa gli pareva stupefacente, incomprensibile.