Grazie a loro perchè niuna vita
è eterna, perchè non v’è morte
che rinasca giammai,
perchè sino il fiume più stanco
trova un giorno riposo nel mare.
I suoi sguardi seguitavano a posarsi sull’hublot aperto.
Swinburne gli aveva rivelato il segreto: la vita era malvagia, o, meglio, era diventata tale; era diventata intollerabile. «Perchè non v’è morte che rinasca giammai!»
Questo verso lo commosse di profonda riconoscenza. Era quella una delle poche cose benefiche della creazione: quando la vita diventava troppo dolorosa o troppo faticosa, la morte era pronta a cullare tutti i dolori, tutte le stanchezze nell’eterno sonno. Che aspettava dunque? Era tempo di partire.
S’alzò, passò la testa attraverso l’hublot; guardò il mare color di latte. Poichè la «Mariposa» era molto carica, bastava tenersi sospeso per le mani, e i piedi avrebbero toccato l’acqua. Poteva scivolare senza rumore; nessuno avrebbe udito.
Uno spruzzo di spuma saltò, gli bagnò il viso, gl’inumidì le labbra facendogli sentire un sapore squisito. Egli si domandò se doveva scrivere il canto del cigno; poi quell’idea lo fece ridere; non aveva tempo veramente. Spense la luce e discese, attraversando l’apertura dell’hublot, con i piedi avanti; ma le spalle non passavano; allora risalì e ricominciò da capo l’operazione, questa volta ficcando un braccio dopo l’altro. Un movimento della nave l’aiutò, ed egli si trovò fuori, sospeso per le mani.