— Che ne sapete voi? — disse lui. — Voi non mi conoscete.

— Non c’è bisogno di conoscervi per sapere che dite una bugia.

— Seriamente, Bill, qual è il vostro nome? — disse la bruna.

— Bill mi sta benissimo, — rispose Martin.

Essa gli prese il braccio ridendo.

— Io so che voi mentite, ma, pure, siete gentile lo stesso.

Egli prese la mano che s’offriva, ne sentì subito i segni e le deformazioni famigliari.

— Da quanto tempo avete abbandonato la fabbrica di conserve? — domandò.

— Come lo sapete?... Be’, è uno stregone! — esclamarono le ragazze, a coro.

Mentr’egli scambiava con loro tutte le stupidaggini solite, sentiva passare e ripassare nella mente gl’innumerevoli scaffali della biblioteca dove si accumulavano le meraviglie dei secoli passati. E l’incoerenza dei suoi pensieri lo fece sorridere.