Intanto i segni intimi e la celia ch’egli simulava non gl’impedivano di tener d’occhio l’uscita del teatro. E ad un tratto scorse Ruth, nella luce, tra il fratello e il giovanotto dagli occhiali; e il cuore parve che gli si fermasse. Come aveva sperato quel momento! Ebbe appena il tempo di scorgere il velo leggero che velava la persona di lei nell’abbigliamento, quando lei rialzò la gonna: poi essa sparve ed egli si ritrovò di faccia alle due operaie con i loro vani tentativi di eleganza e di nettezza, accanto ai loro vestiti a buon mercato e ai loro gioielli da bazar. Sentì che gli tiravano il braccio, sentì vagamente che gli parlavano:
— Svegliatevi, Bill, che vi succede?
— Che?... dicevate?...
— Oh! niente! — rispose la bruna, con un cenno vivace del capo. — Dicevo soltanto fra me...
— Che cosa?...
— Be’, dicevo fra me e me che sarebbe una buona idea se conduceste con noi un amico... per lei, (e indicò la compagna) e allora andremmo in qualche luogo a prendere un «ice-cream soda» o qualche altra cosa.
Una nausea morale lo scosse. Accanto agli occhi arditi di quella ragazza, egli vedeva i chiari occhi luminosi di Ruth, il suo sguardo angelico che veniva a lui dalla più profonda purezza. Egli si sentì a un tratto superiore a quell’avventura. La vita aveva per lui un altro significato: non si limitava a degli «ice-cream sodas» in quattro. Egli ricordò che aveva sempre coltivato, come in un giardino segreto, pensieri rari e preziosi. Quando aveva tentato di farne partecipe qualcuno, non aveva trovato nè donna nè uomo capaci di comprenderlo. E poichè quei pensieri superavano la comprensione di quella gente, egli ne concludeva, ora, che doveva essere superiore ad essa. Egli strinse i pugni. Giacchè la vita significava per lui molto di più, toccava a lui domandare molto di più alla vita; ma non ci voleva quella compagnia; gli arditi occhi neri non gli potevamo offrire nulla di nuovo. Egli sapeva ciò che riserbavano: ice-cream o altro del genere. Ma gli occhi angelici, laggiù, gli offrivano molto di meglio e più che non potesse immaginare; libri e pittura, riposo e bellezza, tutte le eleganze fisiche e morali d’una vita raffinata. Egli conosceva a mente ciò che dissimulavano così malamente quegli occhi neri; vedeva, come in un interno d’orologio, tutte le rotelle della povera meccanica cerebrale; il basso piacere n’era lo scopo, il cupo piacere che portava alla morte definitiva d’ogni speranza. Ma negli occhi angelici, si offrivano il mistero, l’incanto, l’al di là; in essi era il riflesso d’un’anima e anche un po’ dell’anima sua.
— Il programma va bene, ma c’è un ma: sono impegnato.
Gli occhi neri della bruna lo fulminarono.
— Dovete assistere un amico malato, certamente? — fece lei beffardamente.