— Senta, non è proprio così, — confessò Martin, balbettando, deciso a confidarsi interamente. — Ecco, io non sono altro che un povero diavolo e non conosco gli usi della buona società. La signorina è tutto quanto non sono io, e io non sono niente di tutto quanto è lei... Spero che non creda che io voglia prenderla in giro, no? — interrogò egli bruscamente.

— No, no, nient’affatto, gliel’assicuro. — protestò l’altro. — La sua richiesta non è compresa precisamente tra i miei compiti, ma io sarò molto lieto se potrò giovarle.

Martin lo guardò con ammirazione.

— Se io potessi essere così, la cosa andrebbe da sè! — fece.

— Come ha detto, scusi?

— Dico: se sapessi parlare come lei, facilmente, cortesemente, e via dicendo.

— Ah! sì, — fece l’altro, con simpatia.

— A quale ora bisogna andarci? Il pomeriggio, non tanto presto, dopo colazione?... O la sera? o una domenica?...

— Senta! — fece il bibliotecario. — Perchè non la chiama per telefono?

— È una buona idea! — disse Martin, prendendo i libri. E, fatti due passi, si voltò: