— Quando lei rivolge la parola a una signorina, supponiamo, alla signorina Lizzie Smith, deve dire: signorina Lizzie, o signorina Smith?
— Dica signorina Smith! — dichiarò il bibliotecario, con autorità. — Dica sempre signorina Smith, sinchè non la conosce meglio.
E così Martin risolse la quistione.
— Venga quando vuole, ci sarò tutto il pomeriggio, — fu la risposta di Ruth al telefono, quand’egli ebbe domandato, balbettando, il giorno in cui poteva riportarle i libri prestatigli.
Lo ricevette lei in persona sulla soglia del salotto, osservando con occhi femminili, immediatamente, la piega dei calzoni e un mutamento indefinibile ma certo, in tutta la persona di lui. La colpì anche il viso; una forza violenta, sana, emanava da lui e sembrava scorrere verso di lei con onde possenti. Nuovamente, ella sentì il desiderio di chinarsi verso quella forza, per riscaldarvisi, e si stupì ancora dell’effetto che produceva su di lei la sua presenza. Ed egli, a sua volta, risentì la divina sensazione di beatitudine infinita solo al contatto della mano di lei. C’era però diversità fra loro due: lei era fredda e calma, e lui rosso sino alla radice dei capelli. Egli la seguì vacillando, impacciato come la prima volta, ondeggiando e oscillando con le spalle in modo inquietante. Ma quando fu seduto nel salotto, si sentì più libero, più che non s’aspettasse. Lei lo aiutò come meglio potè, con una buona volontà graziosa che gliela rese più follemente cara che mai. Parlarono dapprima dei libri prestati, di Swinburne, ch’egli adorava, e di Browning che non aveva capito, e lei condusse la conversazione da un argomento all’altro, domandando come potesse essergli utile. Spesso, dopo il loro primo colloquio, ella aveva pensato a lui. Egli aveva destato in lei una pietà, una tenerezza che nessuno le aveva mai fatto provare prima, più che per la compassione ch’egli poteva ispirare, per un incosciente sentimento materno. La sua pietà non poteva essere banale, giacchè l’uomo che gliela ispirava era troppo virile, per non turbare il suo pudore e l’animo, stranamente. Come la prima volta, la nuca di lui l’affascinava, e lei frenava il desiderio di posarvi le mani su. Era un istinto impudico, sia pure; ma ormai lei si era assuefatta a quell’idea.
Non immaginava neppure un momento che un sentimento simile potesse essere il principio dell’amore, e neppure che potesse trattarsi d’amore. Credeva d’interessarsi a lui come a un raro campione che possedeva certi poteri occulti, e si compiaceva persino nel credere che si trattasse di filantropia. Ignorava il desiderio. Egli, invece, sapeva di amarla, e la desiderava come mai aveva desiderato nessuna al mondo. Amava la poesia perchè gli piaceva la bellezza; ma dacchè l’aveva incontrata, le porte d’oro che davano accesso ai campi divini dell’amore, s’erano aperte. Più che Bullfinch e Gayley, lei sapeva fargli capire le cose dell’amore. Una settimana prima, egli non avrebbe neppure rilevato questa frase: «L’amante folle d’amore, che muore d’un bacio». Ora, ne era assillato; si meravigliava di trovarla così vera, e contemplando Ruth, sentiva che sarebbe morto volentieri d’un bacio di lei. Il fatto solo di sapersi un amante folle d’amore lo inorgogliva come il possesso d’un titolo nobiliare. Finalmente conosceva il senso della vita e perchè era sulla terra! A mano a mano che la guardava e l’ascoltava, i suoi pensieri diventavano più audaci. Egli ricordò la gioia viva che gli aveva dato la stretta di mano di lei, quand’era entrato, e la desiderò ancora appassionatamente. Ma non c’era nulla di materiale e di grossolano in quel desiderio: egli risentiva un piacere squisito nello studiare ogni movimento, la minima piega delle sue labbra, che gli parevano diverse da tutte le altre, fatte d’altra sostanza. Erano le labbra d’un puro spirito; e il desiderio ch’egli ne risentiva, non rassomigliava al desiderio che aveva potuto avere per altre labbra di donna... Se egli avesse dovuto mai baciare quella bocca, l’avrebbe fatto col fervore e colla pietà con cui si bacia la veste di Dio. Egli non si rendeva conto di quella trasposizione di valori in lui e non immaginava che la lucentezza del suo sguardo era simile a quella che avviva lo sguardo del maschio preso da desiderio d’amore. Non conosceva l’ardore del suo sguardo la cui fiamma ardente dissolveva a poco a poco l’ordine sapiente e ben composto di quel cervello di vergine savia. Il profumo di castità ch’essa spandeva, esaltava i suoi sentimenti, ne camuffava l’essenza materiale, così che egli fu molto sorpreso nell’accorgersi che la lucentezza del suo sguardo avviluppava come in onde calde la giovane, comunicandole una fiamma sottile che la conturbava... Parecchie volte, senza saper perchè, quelle ondate di delizia ruppero il filo delle sue idee, la costrinsero a parlare a casaccio, come veniva! Essa parlava di solito con grande facilità: e quel turbamento anormale l’avrebbe impacciata molto, se, di proposito, non ne avesse attribuito la causa all’individualità notevole di Martin. Essendo sensibilissima, non doveva parere strano il fatto che l’irradiamento psichico di quel pellegrino d’un altro ambiente l’aveva impressionata.
Però risorgeva sempre il problema di sapere come potergli essere utile; così che lei avviò la conversazione in tal senso. Martin stesso, del resto, le porse l’occasione.
— Io mi domando se lei potrebbe darmi un consiglio, — diss’egli, e il segno di assenso ricevuto gli fece balzare il cuore dalla gioia. — Ricorda che l’altra sera le ho detto che non potevo parlare di libri e d’altre cose del genere, perchè non so come regolarmi? Ebbene, da allora ho riflettuto molto. Ho passato il tempo in biblioteca; ma la maggior parte dei libri che ho letto, sono troppo difficili. Bisognerebbe forse cominciare dal principio. Me n’è mancata sempre l’occasione. Da bambino ho incominciato a lavorar duramente, e dacchè vado in quella biblioteca e leggo con nuovi occhi, nuovi libri, ho capito che non ho mai letto ciò che bisognava leggere. Così i libri che si trovano nei quadrati e nella dispensa di bordo, non rassomigliano ai vostri, capite? Ebbene, io ero avvezzo a questo genere di letture. Eppure, non per vantarmi, sono stato sempre diverso dai miei compagni. Non già perchè io sia migliore dei marinai o dei bovari con i quali lavoravo... Sì, per un po’ di tempo sono stato bovaro, ma perchè m’è piaciuto sempre leggere, leggere tutto ciò che mi capitava sottomano, e... Dio mio! credo di pensare diversamente dalla maggior parte di quella gente! Ora, ecco la conclusione alla quale volevo giungere: non ero mai entrato in una casa come questa. Quando sono venuto la settimana scorsa e ho visto tutto questo, vostra madre, voi, i vostri fratelli e tutto il resto, tutto ciò mi è piaciuto! Mi avevano detto che questo esisteva e c’erano libri che lo raccontavano; vedendo la vostra casa, ho capito che i libri dicevano la verità. Ma, veramente volevo dire questo: tutto ciò m’è piaciuto. E me n’è venuto subito un gran desiderio. Io voglio respirare un’atmosfera simile, un’atmosfera di lettura, di quadri e di belle cose, dove la gente ha la voce dolce, vestiti puliti e pensieri decenti. L’atmosfera che ho sempre respirato puzzava di bettola, di alloggio d’infimo ordine, di rifiuti, d’alcool, e là non ho mai sentito parlare d’altro che di questo. Dio! quando lei ha attraversato la camera per baciare la mamma, è stata la cosa più bella che abbia mai visto. E ne ho viste di cose in vita mia! molte di più di quante ne avessero viste i miei compagni. Mi piace vedere, e voglio vedere di più e voglio imparare a vedere in modo diverso. Ma questa non è ancora la questione! Ecco! io voglio percorrere la mia strada verso una direzione come la sua. Nella vita non c’è altro che sbornie, un lavoro che rompe le reni, e vagabondaggio. Solo, qual è il modo di arrivarvi? Come cominciare? Io non domando di meglio che di pagare di persona, sa! e quando si tratta di lavorare faticosamente, io vinco gli altri. Una volta amato, lavorerò giorno e notte... Forse deve sembrarle un po’ buffo che le domandi tutto ciò? Lei è l’ultima persona alla quale dovrei rivolgermi, ma non conosco altri... tranne Arturo; forse avrei dovuto domandarlo a lui. Se fossi... — La voce gli si spense; i suoi propositi venivano meno davanti all’orribile impressione d’aver forse commesso una goffaggine non rivolgendosi ad Arturo, e d’essersi reso ridicolo. Assorta, Ruth non rispose immediatamente; essa si sforzava d’armonizzare quel discorso maldestro, incerto, barocco ed ingenuo, con ciò che gli vedeva sul viso. Non aveva mai visto degli occhi esprimere tanta energia: con la potenza espressa da quel viso, quell’uomo poteva riuscire in tutto. Ma come stonava col modo com’egli esprimeva il suo pensiero! Pareva un gigante legato che si dibattesse per rompere i suoi vincoli.
Quando lei parlò lo fece con gran simpatia.
— Di ciò che le occorre, lei stesso si rende conto. Lei dovrebbe ritornare a scuola, studiar la grammatica, poi seguire i corsi superiori e quelli dell’università.