— Ma occorre del danaro per questo! — interruppe lui.

— Ah! non avevo pensato a questo! — esclamò lei. — Ma lei avrà i genitori, qualcuno che possa aiutarla.

Egli scosse la testa.

— Mio padre e mia madre sono morti. Ho due sorelle, l’una maritata, e l’altra che lo sarà in breve, credo. E poi ho una sequela di fratelli — io sono il minore, — che però non hanno aiutato mai nessuno. Vanno in giro pel mondo, in cerca di buoni affari. Il maggiore è morto in India; due sono nell’Africa del Sud, un altro pesca le balene, un altro lavora in un circo, fa gli esercizi al trapezio. Quando è morta mia madre avevo undici anni, e sono rimasto abbandonato a me stesso. Bisogna dunque che mi metta a lavorar da solo, e bisogna che sappia di dove incominciare.

— Mi sembra che lei debba, per prima cosa, procurarsi una grammatica. Il suo modo di parlare è... — lei aveva intenzione di dire «orribile», ma attenuò dicendo: — molto scorretto.

Egli arrossì, e la fronte gli s’imperlò di sudore.

— Lo so, io parlo in gergo, dico un cumulo di parole che lei non comprende. Ma ecco... Sono le sole parole che sappia pronunziare, in realtà. Nel mio cervello ho altre parole diverse, parole spigolate nei libri, ma siccome non le so pronunziare, non me ne servo.

— Non è tanto ciò che lei dice, ma il modo di dirlo. Non le dispiace la mia franchezza? Non vorrei ferirla.

— No, no, — esclamò lui, benedicendola nel suo animo. — Diamine! bisogna che io sappia, e preferisco mille volte saperlo da lei!

— Ebbene! lei dice «un atmosfero» invece di «un’atmosfera» che è femminile, e «che io so» per «ch’io sappia». Lei fa delle «doppie negazioni»...