— Ma pensi che cos’è diventato ora! — esclamò lei con entusiasmo. — Pensi quanto guadagna! È mille volte ricompensato delle privazioni passate.

Martin la guardò attentamente.

— Senta, — fece lui, — il signor Butler, diventato ricco, non è più allegro per questo! S’è stretta la cintola per anni e anni, e sono sicurissimo che il suo stomaco si vendica, ora.

Essa abbassò gli occhi davanti allo sguardo interrogativo di lui.

— Scommetto che soffre di dipsepsia! — disse Martin.

— Sì, è così, — confessò Ruth, — ma...

— E scommetto — aggiunse Martin — ch’è solenne e triste come un vecchio gufo, e che non si diverte, sebbene guadagni 150.000 lire all’anno.. E scommetto che non deve provare alcun piacere nel vedere che gli altri si divertono. Ho ragione, o no?

Essa fece segno di sì, e s’affrettò a spiegare:

— Ma non è uomo da divertirsi. È naturalmente calmo e serio; ed è stato sempre così.

— Di questo n’ero sicuro, — proclamò Martin. — Quindici lire la settimana, poi venti, da ragazzo; cucinare su un fornello a petrolio, economizzare sempre, lavorare tutto il giorno, studiare tutta la notte, lavorare, insomma, sempre e non divertirsi mai, non saper neppure in che consista il divertimento, per poi guadagnare 150.000 lire! Naturalmente le 150.000 lire sono giunte troppo tardi!