Il voluminoso manoscritto fu spedito al Compagno della gioventù, e il sabato, nel pomeriggio, dopo aver elaborato il disegno d’un articolo sulla pesca delle perle, andò a visitare Ruth, dopo averla avvertita per telefono. Lei stessa lo ricevette, sulla porta; così che come allora, il fresco soffio di sana vitalità che emanava da lui la penetrò deliziosamente; le parve che un liquido ardente s’infiltrasse nelle sue vene e facesse vibrare i suoi nervi come corde tese. Egli arrossì violentemente quando si strinsero la mano, ed egli incontrò il suo sguardo azzurro, ma la recente abbronzatura di quegli otto mesi di sole, nascose quel rossore, sebbene egli fosse impotente a nascondere la striscia rossa prodotta dal colletto sul collo potente. Essa si divertì nell’osservare quest’ultimo particolare, poi, continuando l’esame si stupì: il vestito gli stava benissimo; era — per la prima volta — fatto su misura, e lo faceva apparire più agile e più disinvolto. Il berretto era stato sostituito con un feltro floscio, ch’ella lo pregò di rimettere sul capo per giudicare dell’assieme; e si congratulò con lui. Non ricordava d’essere stata mai così contenta; quel mutamento era opera sua, e ne era orgogliosa, e sempre più desiderosa di essergli utile.
Ma rimase soprattutto meravigliata del suo progresso nella lingua. Il mutamento, qui, era radicale; egli non solo parlava correttamente, ma con maggiore scioltezza, scegliendo le parole, tranne quando s’accalorava troppo, chè allora ricadeva nelle vecchie abitudini.
Talvolta, anche quando cercava parole nuove, esitava, impacciato. D’altra parte, egli dava prova di una leggerezza, d’uno spirito che l’incantarono.
Quell’»humour», quell’ironia leggera, l’avevano reso popolare tra i compagni, un tempo, ma sino a quel giorno egli non aveva potuto darne prova a lei, per mancanza di parole adatte e per timidezza. Ora cominciava a orientarsi, a sentirsi padrone di sè. Si lanciava, trascinando Ruth sulle ali della fantasia e della gaiezza, senza però osare di sorpassarla. Le raccontò ciò che aveva fatto, le parlò dei disegni riguardanti i suoi studi; ma, qui, fu deluso; parve che lei non approvasse i suoi propositi.
— Capirà, — disse lei francamente, — che lo scrivere è un mestiere come gli altri. Io non so nulla di preciso, s’intende, ma l’ho sentito dire. Per diventare fabbro, bisogna lavorare tre anni, o cinque, non ricordo bene. E poichè gli scrittori sono pagati meglio dei fabbri, deve esservi molta gente alla quale piacerebbe scrivere... e...
— Ma perchè non dovrei avere speciali attitudini allo scrivere? — insistè lui, incantato, nel suo interiore, dall’eleganza della frase usata, giacchè la sua immaginazione vivace gli richiamava, per contrasto, scene della sua vita passata, grossolane, rudi, crude e bestiali.
In un lampo rapido, sfilano visioni e spariscono senza interrompere la conversazione nè il calmo incanto dei suoi pensieri. Egli si vede, seduto accanto a quella bella e soave giovinetta, a chiacchierare in inglese di buon gusto, in una stanza piena di libri e di quadri, doviziosa e raffinata, respirando solida ricchezza ed eleganza.
E attraverso un nebbione ondeggiante, trapassato dai raggi diabolici d’una lampada rossa, egli si vede in un bar, con alcuni cow-boys che bevono del whisky. Come loro, egli bestemmia selvaggiamente, sotto la lampada a olio fumosa, mentre sulla tavola sbattono le carte tra il rumore di vetri infranti, nella atmosfera greve di fumo e di fiati avvinazzati... Egli si vede sul castello di prua della Susquehanna, nudo sino alla cintola, con i pugni stretti, il giorno del suo grande scontro col Rosso di Liverpool, e si vede sul ponte insanguinato del John Roggers, il giorno dell’ammutinamento, un triste mattino grigio, col vecchio nostromo che s’aggrappava al mezzo ponte, negli spasimi della morte, e il capitano che, con la rivoltella in pugno, abbatteva gli uomini dalle facce di bruti, i quali cadevano urlando bestemmie.
Egli vide tutto ciò, poi si ritrovò nella luce soave del gran salotto, a conversare con Ruth, fra libri e quadri, non lontano dal pianoforte a coda, che essa avrebbe aperto fra poco, e udì l’eco della propria voce che diceva con parole scelte:
— Ma perchè non dovrei avere particolari attitudini allo scrivere?