— Preferisco avere una buona salute e dell’immaginazione, — rispose lui. — Quanto alle rendite, me ne frego; posso cavarmela lo stesso, facendone senza; quanto al resto... — Stava per dire: Non giungerei mai sino a lei, ma corresse la frase: — Non riuscirei a nulla.
— Non dica: me ne frego, — esclamò lei, con una impertinenza civettuola. — È una frase di gergo popolare, orribile!
Egli arrossì, balbettò:
— È giusto. Vorrei che lei mi correggesse, ogni volta.
— Io... io vorrei con piacere, — fece lei esitando. — Lei ha tante buone qualità, che la vorrei perfetta.
Egli divenne allora come una cera molle nelle mani di lei, tanto impaziente d’essere modellato da quelle mani, quant’ella era desiderosa di foggiarlo secondo il suo ideale maschile. Quando lei gli fece osservare che bisognava affrettarsi, giacchè gli esami di ammissione alla scuola superiore cominciavano il lunedì seguente, egli si dichiarò pronto ad affrontarli.
Poi lei suonò e cantò per lui, mentre egli se la beveva con gli occhi, inebriandosi della sua bellezza, e sorpreso di non vedere attorno a lei una folla di ammiratori ad ascoltarla e a desiderarla, com’egli l’ascoltava e la desiderava.
CAPITOLO X.
Fu trattenuto a pranzo, quella sera, e, con gran soddisfazione di Ruth, fece una buona impressione a suo padre. Si parlò della carriera del marinaio, argomento che Martin possedeva sulla punta delle dita; e il signor Morse dichiarò, poi, che gli sembrava un giovane di molto buon senso.
Dato il suo desiderio di parlare correttamente, Martin era costretto a parlare lentamente, il che gli permise di esprimere meglio il proprio pensiero. Egli si sentiva più libero di sè, che non all’altro pranzo; la sua modestia e riservatezza piacquero alla signora Morse, che non mancò di far rilevare quei progressi evidenti.