— La sua grammatica è eccellente, — gli disse il professore Hilton sbirciandolo attraverso i grossi occhiali, — ma lei ignora tutto, assolutamente tutto, delle altre materie, e la sua storia degli Stati Uniti è abominevole. Io le consiglierei...
Il professore Hilton s’interruppe, fissandolo ancora, con l’ostilità e l’incomprensione con le quali avrebbe fissato i suoi provini. Egli era professore di fisica all’Università, aveva una numerosa famiglia, un magro stipendio e tutta una riserva di scienza imparata al modo dei pappagalli.
— Sì, signore, — disse umilmente Martin, che rimpiangeva molto di non avere dirimpetto l’impiegato della biblioteca, anzichè il professore Hilton.
— Io le consiglierei dunque di ritornare a scuola per altri due anni almeno. Buona sera.
Neppure quest’altro fiasco turbò Martin, il quale anzi fu sorpreso dell’aria imbronciata di Ruth, quando le riferì il consiglio del professore. Era così viva quella delusione, ch’egli si sentì afflitto della riprovazione, a causa di lei, soprattutto.
— Vede che avevo ragione, — disse lei. — Lei ne sa molto di più di tutti gli studenti che entrano nel liceo, eppure è bocciato agli esami, perchè la sua istruzione è parziale e superficiale. A lei manca quella disciplina nello studio, che solo dei professori provetti possono dare. Le occorrono serie basi. Il professore Hilton ha ragione, e se fossi in lei andrei alla scuola serale. Un anno e mezzo le basterebbero. D’altra parte avrebbe il tempo di scrivere, o, se non potesse guadagnarsi da vivere con la penna, potrebbe trovare un impiego.
— Ma se di giorno mi toccherà lavorare e di sera studiare, quando potrò vederla? — si disse Martin, ma non espresse questo pensiero e si limitò a dire:
— Mi parrebbe così puerile andare alla scuola serale. Pure lo farei se pensassi che mi possa giovare in certo qual modo; ma non lo credo. Io posso imparare più rapidamente ch’essi non facciano ad insegnarmi. Sarebbe una perdita di tempo, — egli pensò al desiderio che aveva di lei, — e io non voglio perdere tempo. Infatti: non ho più tempo da perdere. C’è tante cose necessarie! — E lei lo guardò così gentilmente, ch’egli sentì ch’era un bruto a resisterle.
— La fisica e la chimica lei non può trattarle da sè, senza studi di laboratorio e senza guida. L’algebra e l’aritmetica la scoraggeranno; occorrono professori provetti, specialisti nell’arte d’insegnare.
Egli rimase un momento silenzioso, cercando il modo meno vanitoso di esprimersi.