Era tale la confusione, ch’egli arrossì sino ai capelli.

— Spero di far progresso, — balbettò. — C’è tante cose in me che vorrei dire! Ma non posso riuscirvi. Mi sembra a volte che l’universo intero abiti in me e m’abbia scelto per cantarlo.

Sento — ah! non posso descriverglielo!... — sento la grandezza di tutto ciò, e non posso far altro che balbettare come un neonato. È un compito grandioso esprimere sentimenti e sensazioni con parole scritte o parlate, che daranno a colui che ascolta o legge la stessa impressione che n’ebbe il creatore. Guardi! io affondo la mia faccia nell’erba, e l’odore che aspirano le mie narici evoca in me mille pensieri, mille sogni. È il respiro dell’universo che ho respirato, la sua canzone e il suo riso, il suo dolore, le sue lacrime, la sua lotta e la sua morte. Mi piacerebbe dirle, dire a lei, all’umanità tutta quanta, le visioni evocate in me da questo odor d’erba.... Ma come potrei? La mia lingua è legata! Ho cercato di descriverle ciò che evocava in me questo profumo, e non ho fatto altro che farfugliare pietosamente. Oh! — e fece un gesto disperato, — è impossibile! impossibile!

— Ma lei parla benissimo, — insistè Ruth. — Guardi quanto progresso ha fatto dacchè la conosco! Il signor Butler è un oratore notevole; il Comitato di cui fa parte lo prega sempre di parlare nelle riunioni pubbliche durante la lotta elettorale. Eppure, lei parla non meno bene di lui; soltanto, lui ha più sangue freddo. Lei, lei si eccita troppo; col tempo si modererà. Dio mio! sa che sarebbe un buon oratore? Lei farebbe molta strada se volesse. Avrebbe dell’autorità di cui si saprebbe servire per condurre gli uomini: lei può riuscire in tutto ciò che vuole, se lo fa con passione come ha fatto lo studio della grammatica. Perchè non diventare avvocato? o uomo politico? Chi le impedisce di diventare un secondo signor Butler?... dispepsia a parte!... — aggiunse lei sorridendo.

Chiacchierarono: lei come al solito, mite e testarda, ritornando sempre all’idea dell’importanza di una solida base di studî e dei vantaggi del latino come materia fondamentale di qualsiasi carriera. Essa delineò l’uomo arrivato, un che di misto fra suo padre ed il signor Butler, ed egli ascoltò appassionatamente, disteso sul dorso, guardandola, godendosi il minimo movimento delle labbra di lei. Ma il suo cervello era soltanto vagamente attento; nulla, nei campioni che essa gli mostrava, l’attirava; ed egli risentiva nell’ascoltarla una specie di delusione dolorosa; il suo amore ne era esasperato sino alla sofferenza. In tutto ciò che lei diceva non entravano i suoi lavori; e i manoscritti ch’egli aveva portati giacevano a terra, dimenticati.

Finalmente, durante una pausa, egli guardò il sole come per misurarne l’altezza sull’orizzonte, e il gesto ch’egli fece raccogliendo i suoi manoscritti richiamò il loro ricordo.

— Avevo dimenticato, — disse lei pronta. — E dire che sono tanto impaziente di ascoltare!

Egli le lesse dapprima una novella che gli piaceva più di tutte le altre; era intitolata «Il Vino della Vita», e l’ebbrezza che gli era salita al cervello scrivendola, l’invase, nel rileggerla. La concezione era originale; egli l’aveva adornata di frasi colorate e d’immagini luminose. Trascinato dall’ardore della concezione originaria, egli non s’accorgeva nè degli errori nè delle lacune. Ma lo stesso non accadeva a Ruth; il suo orecchio esercitato rilevava le debolezze e le esagerazioni, l’enfasi del novizio, la mancanza di ritmo, oppure la forma troppo infiorettata. Insomma, era il lavoro d’un dilettante. Ma lei, anzichè dirgli questo, si limitò, quand’egli ebbe finito la lettura, a criticare alcuni difetti lievi, dichiarò che la storia le piaceva.

Come ne rimase deluso! Le sue critiche erano giuste; ed egli lo confessò a se stesso, pur dicendosi che egli non le leggeva il lavoro al solo scopo di farselo correggere, come uno scolaretto. Che importavano i particolari? Avrebbe imparato da sè a correggerli.

L’importante era questo: egli aveva tratto dalla vita una cosa grande che aveva tentato di racchiudere in quel racconto; era riuscito o no a fargliela vedere come i suoi occhi l’avevano vista? Il suo cervello l’aveva compreso, il suo cuore l’aveva sentita?... Giudicò che non era riuscito. Forse gli editori avevano ragione. Egli dissimulò il suo cruccio, e fu talmente d’accordo con quelle critiche, che lei non potè immaginare la profonda delusione che egli ne provava in fondo all’anima.