Voltatosi, egli vide Martin, e Martin a sua volta, lo guardò. L’individuo, delicato e bello, aveva un volto pallido, gonfio; si sentiva che aveva digerito una sbornia di quelle solenni!

— Lei cerca impiego? — interruppe egli. — Che cosa sa fare?

— I lavori più faticosi; posso anche navigare, scrivere a macchina, andare a cavallo; posso fare qualunque cosa e applicarmi a tutto. — fu la risposta.

L’altro scosse il capo.

— Potrebbe andare! Io mi chiamo Dawson, Joe Dawson, e cerco un lavandaio.

— È troppo difficile per me. — Martin, divertito, s’immaginava in atto di ripassare la biancheria da donna. Ma siccome l’altro gli piaceva, aggiunse:

— Veramente, saprei fare il bucato di grosso. Ho imparato sul mare. — Joe Dawson riflettè un momento:

— Aspetti un po’! Vediamo se c’è modo di combinare. Lei mi ascolta? — Martin fece segno di sì.

— È una piccola lavanderia, in campagna, alle Acque Termali di Shelley — l’Hôtel, lo conosce? Due uomini pel lavoro, uno capo e l’altro dipendente. Il capo sono io. Lei non lavora per me, ma ai miei ordini. Le va?

Martin tacque; quel miraggio lo tentava; qualche mese di quell’occupazione, e del tempo per studiare... Avrebbe potuto lavorare molto, studiar molto.