— Ma questa la conosci a fondo.
— Sì, ma per mia disgrazia. Ho cominciato alla Contra Costa, a Oakland, che avevo undici anni, a scuotere le calze pel cilindro. Sono diciassette anni di questo mestiere, e non ho mai fatto altro. Ma questa faccenda è la più dura di tutte, per me. Bisognerebbe avere un altro uomo almeno. Lavoreremo anche la notte, domani. Cilindreremo sempre tutti i mercoledì colli e manichini.
Martin ricaricò la sveglia, sedette a tavola e aprì Fiske; ma non potè finire il primo paragrafo: le righe gli s’imbrogliavano davanti agli occhi e la testa gli ricadeva ogni momento sul petto. Camminò su e giù, si diede dei gran colpi di pugni sul capo, ma tutto ciò fu inutile. Allora si piantò il libro davanti, sostenne le palpebre colla punta delle dita... e s’addormentò con gli occhi spalancati; così che finì col confessarsi vinto, e si coricò. Un pesante sonno di bruto gli gravò addosso per sette ore; quando ne fu bruscamente tratto dal suono della sveglia, sentì di non aver dormito abbastanza.
— Letto molto? — domandò Joe.
Martin scosse la testa.
— Non importa! stasera si cilindra, ma giovedì avremo terminato alle sei, e tu potrai rifarti.
Quel giorno, Martin lavò della laneria a mano, in una gran tinozza con sapone molle e con l’aiuto d’un congegno ch’era causa di grande orgoglio per Joe.
— Mia invenzione, — disse questi, orgogliosamente. — Sostituisce l’asse, fa risparmiare le ginocchia, e perlomeno quindici minuti di tempo; il che non è da disprezzare in questo inferno!
La cilindratura dei manichini e dei colli era anch’essa invenzione di Joe. Quella notte, durante il lavoro alla luce elettrica, egli glielo spiegò.
— Nessuno lo fa, tranne me. E bisogna farlo, se voglio aver finito pel pomeriggio di sabato alle tre. Ma conosco il modo, e in questo consiste tutta la diversità. Occorre il calore adatto, la pressione adatta, poi passar tre volte. Guardate questo! — E sollevò un manichino in aria. — A mano non si potrebbe far meglio.